Concerto 29 marzo Note di sala

Canti, danze e barcarole di Simone Ciolfi*

Composta dal cubano Leo Brouwer, uno dei massimi chitarristi classici odierni, in memoria del compositore Tore Takemitsu, morto nel 1996, Hika è brano pervaso dal dubbio, sembra viaggiare in modo rapsodico alla ricerca dello spirito del suo dedicatario. La sua forma pare generarsi sotto le dita degli esecutori, la sua natura apparentemente improvvisata si interroga sul vuoto della scomparsa, e ha talvolta l’inflessione di una domanda senza risposta. Anni prima, nel 1981, Brouwer, ispiratosi alla raccolta di racconti africani pubblicata nel 1910 dall’etnologo tedesco Leo Frobenius e intitolata Decamerone Nero, scrive la Sonata del Decamerón Negro, che nel dicembre del 2012 revisiona trasformandola nella sua Sonata n. 3Decamerón Negro”. Il quarto movimento è intitolato La Risa de los Griots (i “Griots” sono narratori epici dell’Africa occidentale): si tratta di un brano che alterna passaggi ritmici con momenti di acceso lirismo e cita materiale musicale del chitarrista spagnolo Francisco Tárrega (1852-1909). An Idea ha come sottotitolo Passacaglia for Eli, che ne svela il ritmo di danza antica e la dedica. Pervaso da una vena fortemente enigmatica, An Idea è pezzo emblematico dello stile malinconico e intenso di Brouwer, tornato negli ultimi anni a ricreare atmosfere tonali.

Erede del virtuosismo lisztiano, lo spagnolo Isaac Albeniz (1860-1909) fu studente indisciplinato, uomo sregolato, ma compositore di primo rango e uno dei massimi evocatori dell’esotismo spagnolo di fine Ottocento. Mallorca op. 202, originariamente per pianoforte, una volta trascritto per chitarra è diventato uno dei brani più noti del repertorio chitarristico. Il suo morbido andamento di barcarola dispiega un canto dalle increspature moresche e nella parte centrale si lancia in una danza vivace ma calibrata. Anche Cordoba, op. 232, fu scritta originariamente per pianoforte e pubblicata nel Chants d’Espagne nel 1898. Il brano celebra la città preferita da Albeniz: in esso il flamenco si combina a suoni di campane, a facciate moresche, e nella grande ricchezza di sfaccettature ritmiche risiede il mutevole e accattivante fluire della musica.

Paolo Bellinati è nato a San Paolo nel 1950: in Jongo, brano giovanile, si combina il suo amore per il pop e i ritmi brasiliani. La freschezza del pezzo è dovuta anche alla modernità delle combinazioni ritmiche, il cui fluire è sapientemente interrotto per dare un senso di sorpresa e di gioco. Non secondario è il fatto che Bellinati è anche musicologo, e nella sua composizione tornano tracce di folklore brasiliano che vanno dalla percussione pura al suono.

Composto nel 1963 dal rimpianto Astor Piazzolla, Lo que vendrà amplifica le atmosfere del tango in una dimensione immaginifica ed espressiva dai tratti sempre intensi, trascinanti, forti. Nel 1957 Piazzolla era tornato a Buenos Aires e la sua città aveva ricominciato a essere fonte inesauribile di ispirazione. L’inequivocabile magia della sua musica, il sognante fatalismo di Lo que vendrà, sono legati alle persone, alle luci e alle atmosfere di quella città.

La Danza del Molinero è un brano presente nel Cappello a tre punte (El sombrero de tres picos) di Manuel De Falla (1876-1946), balletto in un atto su libretto di Gregorio Martínez Sierra, composto su commissione di Sergej Diaghilev e rappresentato a Londra nel luglio 1919 con coreografia di Léonide Massine e scene di Pablo Picasso. La breve danza ha un atteggiamento di sfida che sfocia in un andamento più dinamico, pur senza perdere la sua fierezza. I balletti e le opere di De Falla sono fonti inesauribili di danze strumentali: si pensi all’opera La vida breve. Gli andamenti sensuali della celebre danza n. 1 da La vida breve, scritta tra il 1904 e i 1905 (ma rappresentata nel 1913), evocano l’atmosfera d’amore e di passione che caratterizza la trama del libretto. Si tratta della storia della giovane zingara Salud, innamorata del bel Paco ma ignara del fatto che egli sia già promesso a un’altra donna. Una volta scoperto il tutto, i parenti di Salud tentano di far rinsavire la giovane, ma Salud affronta Paco nel giorno delle nozze dinanzi all’incredula sposa: quando egli nega di conoscerla, Salud cade morta ai suoi piedi. La ‘vita breve’ è dunque quella di Salud e del suo amore: la densità e leggerezza della danza, talvolta velatamente minacciosa, evocano con charme la tragica complessità psichica della vicenda.

Che la chitarra sia uno strumento particolarmente versatile per la rievocazione e la rielaborazione del folklore popolare lo testimoniano la morbida e avvincente Cancion  y Danza Balcanica di Miroslav Tadic. Classe 1959, Tadic, formatosi nell’allora Jugoslavia, ha al suo attivo una ricca attività di collaborazione con musicisti di tutto il mondo, e il suo stile personalissimo di compositore ed esecutore è stato più volte sottolineato dalla critica. Oggi vive a Los Angeles, dove insegna improvvisazione, chitarra e musica balcanica alla California Institute of the Arts.

Nato e istruito in Italia, Carlo Domeniconi si trasferisce nel 1966 in Germania, dove insegnerà per vent’anni, e successivamente visiterà la Turchia, un’esperienza, quest’ultima, che ha lasciato tracce indelebili nella sua ispirazione e, nello specifico, in alcuni andamenti di danza della sua Circus Music. Nel brano circola un certo senso dell’ironia che lo porta a citare varie musiche, ad utilizzare la chitarra come oggetto sonoro in sé, a passare dunque dall’oriente al pop, fino a una cantabilità classica subito trattata come oggetto buffo. L’esecuzione della Circus Music deve rasentare la performance, svelare la comica serietà di certi andamenti che si trasformano presto nel loro contrario. Perché il “circo” è metafora della vita stessa e, nel contempo, lo è anche della musica.

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