regina carter quintet
regina carter, violino
will holshouser, fisarmonica
abdourahmane mboup, kora
murphy jesse yusef, contrabbasso
alvester garnett, batteria e percussioni
per la prima volta a Napoli l’atteso concerto di Regina Carter, considerata il violino jazz più importante e significativo dopo quello leggendario di Stephane Grappelli. La sua bravura e la sua fama sono state consacrate anche grazie alla collaborazione con Wynton Marsalis nel tour internazionale di “Blood in the fields” (Grammy Award e premio Pulitzer per la musica) con la “Lincoln Center Jazz Orchestra” e Cassandra Wilson per “Travelion Miles. Regina, che ha iniziato a suonare il violino a 6 anni, vanta collaborazioni con Oliver Lake, Max Roach e con innumeravoli gruppi acustici come il celebre “Uptown String Quartet” e lo “String Trio” di New York.
Regina Carter combina una tecnica mozzafiato con qualità profonde di composizione e di improvvisazione con un nuovo, aggressivo approccio al suo strumento e al tempo stesso mette in dubbio l’immagine comune del violino. Nelle mani della Carter il violino mostra non soltanto il suo lato melodico, bensì anche le sue possibilità percussionistiche. La leggerezza con cui la Carter riesce a cambiare genere musicale, proviene probabilmente dai molteplici influssi musicali nella sua vita. La Carter ha studiato con il metodo Suzuki, che ha come massima “Learning by doing”, come dire suonare più ad orecchio piuttosto che seguendo lo spartito, la base per un potenziale di improvvisazione: “Questo metodo ci ha liberato dai fogli, dalle note stampate” conferma lei stessa. All’inizio la Carter aveva interesse per la musica classica; poi col tempo scopre il suo interesse per il rhythm & blues. “A Detroit sono accadute così tante cose a livello musicale. Ci sono stati Motown, Parliament, Funkadelic, e naturalmente l’orchestra sinfonica, insomma di tutto un po’. A scuola avevo lezione di musica indiana e storia e naturalmente anche di musica africana”.
In questo spettacolo l’affermata violinista americana con il suo gruppo presenta il suo album “Paganini . after a dream”, che, grazie alla collaborazione del Comune di Genova, è stato registrato utilizzando il violino Guarnieri Del Gesù nel 1743 chiamato “Cannone” appartenuto a Nicolò Paganini. Il programma spazia dalla musica classica al jazz alla world music, sottolineata dal particolare tocco delle percussioni cubane-africane.
Prezzo del biglietto: 28€, 21€ e 18€ intero, 8€ ridotto giovani; last minute fino a 31 anni 3€ in vendita un’ora prima del concerto.
5 \ giovedì 29 ottobre \ h 21:00
auditorium di castel sant'elmo
regina carter quintet
regina carter violino
programma
Regina Carter
From Paganini to the jazz
le musiche
il quintetto di regina carter ha eseguito un programma
ispirato agli album “paganini: after a dream” del 2003
e “reverse thread”, di prossima uscita
Regina Carter
From Paganini to the jazz
In questo spettacolo l’affermata violinista americana presenta il suo album “Paganini : after a dream”, sorto con la collaborazione del Comune di Genova che le ha gentilmente prestato per le registrazioni il violino chiamato “cannone” dello stesso Nicolò Paganini e fatto costruire da Guarnieri Del Gesù nel 1743.
Regina Carter si presenta in questo tour italiano in quintetto con un programma che spazia dalla musica classica al jazz alla world music, sottolineata dal particolare tocco delle percussioni cubane-africane.
Regina Carter combina una tecnica mozzafiato con qualità profonde di composizione e di improvvisazione con un nuovo, aggressivo approccio al suo strumento e al tempo stesso mette in dubbio l’immagine comune del violino. Dice la violinista di Detroit “La gente conosce il violino grazie alla musica classica e a quella country. Crede che questo sia l’unico impiego possibile di questo strumento e che il violino debba suonare proprio così. Lo si ritiene inoltre uno strumento piccolo, elitario e sensibile. Suonando con violinisti classici mi è capitato di sentir dire, quando si richiedevano nello spartito delle note dal suono percussionistico, che si ottengono utilizzando la parte anteriore dello strumento, ossia la parte in legno: “io non maltratto il mio strumento, questo violino è troppo costoso”. Non lo vedono come un nuovo approccio, come una nuova possibilità sonora: semplicemente sono fermi ad un vecchio modo di pensare”.
Nelle mani della Carter il violino mostra non soltanto il suo lato melodico, bensì anche le sue possibilità percussionistiche.
