1 \ mercoledì 24 ottobre \ h 21:00

auditorium di castel sant'elmo

orchestra d'archi italiana mario brunello gilles apap

gilles apap violino

programma

Béla Bartok (1881 - 1945)
danze popolari rumene per orchestra d'archi
Antonín Dvořák (1841 - 1904)
danza slava op. 46 n. 8 trasc. per violino e archi
Béla Bartok (1881 - 1945)
divertimento per archi Sz.113
Johannes Brahms (1833 - 1897)
danze ungheresi n. 2,4,12,17
Zoltán Kodály (1882 - 1967)
duo per violino e violoncello op. 7

le musiche

Gilles Apap e Mario Brunello per la prima volta insieme presentano un programma che dice molto del loro essere artisti nel profondo, sempre in cerca di ispirazioni, suggestioni e richiami tra la tradizione musicale classica e quella popolare.

Il programma si ispira all’antica tradizione musicale ungherese che ha influenzato le opere di molti compositori, in particolare quelle dedicate al violino e al violoncello. Le “Danze ungheresi” sono state trascritte da Brahms stesso per molteplici organici, Joseph Joachim le ha trascritte per violino e pianoforte, da cui la  trascrizione per violino e archi, mentre Alfredo Piatti ne ha curato una versione per violoncello e pianoforte dalla quale è stata tratta la versione in programma per violoncello e archi. Un modo di far vivere e rivivere in multiformi strumentazioni temi e melodie immediatamente riconoscibili.
Di Bartok è difficile stabilire se ha avuto maggior importanza la sua attività di ricerca e catalogazione dell’immensa tradizione orale delle musiche popolari transilvane o la sua opera di compositore. Di certo le sue opere si rifanno direttamente a quella tradizione e il cammeo delle sei “Danze rumene” presenta in una luce diversa le danze con precisi titoli che rimandano al mondo rurale. E altrettanto il “Divertimento” per archi, l’ultima opera scritta nel 1939 prima di abbandonare l’Ungheria sul baratro dell’alleanza con il regime nazista, attinge pienamente alla musica popolare, specie nei movimenti estremi nei quali violino e violoncello dialogano tra loro e con l’ensemble di archi, aggiungendo all’inventiva delle melodie tzigane la contrapposizione degli strumenti sulla falsariga del concerto grosso barocco.
Opera tra le più caratteristiche mai concepite per i due strumenti, il “Duo” di Kodaly accende una gara tra i due protagonisti rispecchiando tutta la fantasia estemporanea della musica tzigana trascritta su carta, in un risultato quanto mai unico e felice.

Così si svela l’anima di questo programma che rivela l’essenza dello spirito libero, improvvisativo di un violinista fuori dagli schemi come Apap e la ricerca continua, appassionata verso le origini della musica di un artista curioso ed eclettico come Brunello.