17 \ martedì 09 febbraio \ h 21:00

auditorium di castel sant'elmo

umberto clerici ramin bahrami

umberto clerici violoncello

Due artisti giovani ma già affermati come il violoncellista Umberto Clerici e il pianista Ramin Bahrami si cimentano in un programma tutto dedicato a pagine bachiane dal suggestivo titolo “Due musicisti in fuga”: il programma alterna le tre Sonate per viola da gamba e clavicembalo con una Partita per clavicembalo e una Suite per violoncello solo che gli esecutori scelgono di volta in volta per ciascun concerto.
Sebbene possa sembrare strano, sono quasi più simili le Partite per clavicembalo alle Suite per violoncello (i termini "suite" e "partita" nel Settecento erano equivalenti e intercambiabili e indicavano entrambi una successione di brani), che le tre Sonate per viola da gamba e clavicembalo tra loro, forse perché queste ultime sono state composte in periodi diversi e sono con grande probabilità delle trascrizioni "miste" tratte da altri lavori di Bach ad opera del compositore stesso.

 

le musiche

Le Sonate per viola da gamba e cembalo sono arrivate a noi come tre lavori separati: infatti, a differenza delle sei Sonate per violino e cembalo BWV 1014-1019, nessuna cifra stilistica né filologica permette di vederle come un unicum.
È altresì molto probabile che le tre sonate non siano state concepite inizialmente per cembalo e viola da gamba, e che quindi siano state trascritte dallo stesso Bach: le possibilità dei 2 strumenti infatti non sono sfruttate interamente, anche se ciò non inficia affatto la qualità e la sostanza musicale dei tre brani. La struttura è sviluppata a 3 voci, il clavicembalo suona le 2 voci estreme e la viola da gamba quella intermedia: la tastiera quindi non sviluppa tutte le sue possibilità polifoniche come avviene in opere come "Il clavicembalo ben temperato" o le "Partite" per pianoforte; la viola da gamba invece non sfrutta tutta la sua estensione (almeno nella seconda delle 3 sonate) e quasi non ci sono doppie corde.
Della prima sonata, BWV 1027 in sol maggiore, esiste già una versione precedente per 2 flauti e basso continuo che però presenta delle differenze rispetto a quella per viola da gamba e cembalo, dimostrando una fase compositiva anteriore; non si sa con certezza se sia servita come modello per la più eleborata versione successiva.
Le seconda sonata, BWV 1028 in re maggiore, presenta invece alcuni elementi stilistici che indicano probabilmente una composizione più giovanile: alcune caratteristiche dello stile galante che Bach aveva già sperimentato potrebbero far suppore una collaborazione con il figlio Carl Philippe Emanuel. Il terzo movimento, Andante, è atipico per il linguaggio strumentale bachiano e si suppone essere stato tratto da una preesistente composizione vocale: ipotesi non così strana, dal momento che Bach stesso aveva già inserito delle trascrizioni di sue arie vocali all'interno delle sonate per violino.
L'ultima sonata, BWV 1029 in sol minore, presenta invece moltissime analogie con lo stile dei Concerti Brandeburghesi, in particolare con il Sesto: probabilmente era stata concepita come una composizione per archi, forse un trio d'archi oppure un concerto per 2 violini. La struttura del movimento lento, invece, è completamente diversa da quella degli altri due tempi: molte composizioni cameristiche o per organo dimostrano che Bach occasionalmente combinava movimenti di lavori diversi nelle sue trascrizioni, e si pensa che questo sia uno di quei casi.
Sono tre lavori che presentano differenze sorprendenti, forse proprio a causa del fatto che sono state composte in periodi diversi, e che si tratta con grande probabilità di trascrizioni: la prima sonata è estremamente lineare e semplice, i movimenti lenti sono brevi e lineari e quelli rapidi, usano molto l'imitazione tra le voci; la seconda, invece, è spiazzante per le soluzioni armoniche che propone, e il particolare terzo movimento (l'Andante) è una "siciliana" che si rifà fortemente alla tradizione vocale italiana; l'ultima, infine, è la più sinfonica e contrappuntistica, in cui i due strumenti si compenetrano continuamente creando una fitte rete sonora e dove, ad esclusione del filosofico e rarefatto secondo movimento centrale, sembra che non ci sia quasi spazio per null'altro che non il contrappunto.
Le sei Partite bachiane nascono per essere vendute dallo stesso compositore alla fiera di Lipsia. Nonostante Bach fosse a 41 anni "Organista titolare di sua Altezza Serenissima il Principe di Saxe-Weissenfels" e "Direttore del coro musicale Lipsiense", i suoi introiti fissi erano limitati e così decise di tentare una piccola speculazione commerciale a partire dal 1726. Non si sa quante copie vendette ma dovette avere un certo successo considerando che continuò a comporre e a vendere le sue partite alla fiera cittadina per i successivi 5 anni. La raccolta completa uscì appunto nel 1731 numerata come opus.1. Non si tratta infatti di una semplice raccolta di pezzi ma di una vera e propria collana perché è formata da un numero canonico di pezzi, sei, e perché è ordinata secondo un piano simmetrico di tonalità e di modalità: Si bemolle Maggiore, Do Minore, La Minore, Re Maggiore, Sol Maggiore, Mi Minore (quindi maggiore / minore / minore / maggiore / maggiore / minore).
Il volume contenente le sei Partite era indirizzato al dilettante colto per l'esecuzione privata, nell'ambito familiare. Bach stesso scrive "Composto per dilettare l'animo degli amatori": amatori, "Liebhaber", non "Kenner", conoscitori.
Malgrado la destinazione dilettantesca, le Partite non sono composizioni tecnicamente e intellettualmente semplici: erano adatte comunque alla persona concettualmente curiosa e studiosa. Per questo motivo caddero nell'oblio, assieme a tutta la produzione bachiana, quando il gusto volse verso le semplificazioni dello stile Rococò.
Le sei Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach furono composte, assicurano i musicologi, tra il 1717 e il 1723, quindi nel periodo in cui Bach lavorò come Kappelmeister alla corte del Margravio di Brandeburgo. Queste opere sono "cugine" delle sei Sonate e Partite composte per violino solo durante lo stesso periodo.
Per certi aspetti sembra che in queste composizioni per violino Bach abbia voluto dimostrare che era possibile comporre fughe a 4 voci e altre forme di contrappunto molto elaborate anche per uno strumento essenzialmente monodico e melodico come il violino solista, esattamente come era possibile per gli strumenti a tastiera.
Nelle Suites per violoncello il compositore ha sviluppato quest'idea ancora oltre, quasi volesse porre la domanda: quante note si possono togliere, lasciando allo stesso tempo all'ascoltatore l'illusione di ascoltare una suite completa di armonia e di contrappunto? Bach incredibilmente è riuscito a mantenerne l'ossatura essenziale nonostante le numerose dissonanze e sincopi non siano veramente suonate ma esistano in realtà solo nella memoria e nell'immaginazione dell'ascoltatore.
umberto clerici

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