quartetto di cremona massimo quarta lilya zilberstein
quartetto di cremona
Due fuoriclasse del calibro di Massimo Quarta al violino e Lilya Zilberstein al pianoforte eseguiranno, accompagnati stasera dal Quartetto di Cremona, il particolarissimo Concerto in re maggiore di Chausson, pagina di rara esecuzione per veri intenditori. In programma anche il quartetto n. 4 di Bartok
Durante gli anni che Igor Stravinskij (1882 – 1971) trascorse nel cantone svizzero di Vaud videro la luce una serie di opere che, a dispetto delle limitazioni d’organico e di durata, costituiscono una tappa significativa nel percorso creativo del compositore. A questo gruppo di lavori appartengono i Tre pezzi per quartetto d’archi, composti tra l’aprile e il luglio del 1914 e dedicati all’amico Ernest Ansermet il quale ne trattò a posteriori la commissione da parte del Quartetto Flonzaley che li eseguì per la prima volta a Chicago l’8 novembre 1915. Nella prima pubblicazione (1922) è riportato all’inizio dei brani solo il numero di metronomo, senza alcun titolo o indicazioni di movimento (nella successiva trascrizione per orchestra, ad opera dello stesso Stravinskij, saranno rispettivamente intitolati Danse, Excentrique, Cantique).
Sin dal titolo dell’opera – Tre pezzi invece di Quartetto – si manifesta da parte del musicista russo un’evidente intenzione di allontanarsi da un genere incontrovertibilmente identificato come una delle colonne portanti della tradizione classico-romantica, distaccandosi parimenti dai procedimenti compositivi e dai fondamenti linguistici più tenacemente radicati nella letteratura quartettistica: la struttura sonatistica, l’elaborazione motivico-tematica, la tonalità, il principio dell’identità tematica, la fusione timbrica e il rapporto paritario tra gli strumenti.
Lontani da intenti di architettura formale, i Tre Pezzi sono giustapposti come tre momenti musicali contrastanti e senza alcun rapporto reciproco, applicando, ciascuno sotto aspetti differenti, i procedimenti già sperimentati in Le sacre du Printemps, qui riassorbiti e trasformati in scala ridotta.
Sfruttando al massimo tutte le possibilità offerte dalla tecnica degli strumenti ad arco, Stravinskij riesce ad ottenere un contrasto netto e profondo fra le sonorità dei quattro esecutori, come evidenzia in modo esemplare il primo pezzo, nel quale ogni strumento conserva una propria identità ben distinta, in virtù delle diverse, minuziose indicazioni riguardanti i modi d’attacco e di produzione del suono. In questo primo brano il motore principale diventa il ritmo, con metrica variabile e continui spostamenti di accento. Il secondo pezzo, dal carattere marcatamente espressionista, procede per blocchi separati e contrastanti con ritmi variabili. Secondo quanto riportato dallo stesso Stravinskij in Memories and Commentaries, il brano, con le sue mosse improvvise e “capricciose”, fu ispirato dal clown Little Tich che il compositore vide esibirsi a Londra nel 1914, rimanendo affascinato dai movimenti scenici dell’artista. Nel terzo pezzo, che contrasta in misura ancora maggiore rispetto ai precedenti, la scrittura verticale procede nei modi di un corale, variato da una sorta di procedimento responsoriale nel quale si trova accennata la sequenza gregoriana del Dies irae.
stefano innamorati
riproduzione vietata
Béla Bartok (1881 - 1945)
Quartetto n.4
L’ampiezza di concezione e la rigida disciplina formale costituiscono i presupposti fondamentali del Quartetto per archi n. 4 di Béla Bartók (1881 – 1945). Composta fra il luglio e il settembre 1928 e dedicata al Quartetto Pro Arte di Bruxelles, l’opera fu eseguita per la prima volta all’Accademia di Budapest il 20 marzo 1929 e pubblicata nello stesso anno da Universal Edition. È lo stesso Bartók, nelle note autoanalitiche apposte alla prima edizione, a descrivere l’organizzazione formale della composizione: «Il movimento lento è il nocciolo dell’opera; gli altri sono disposti a strati attorno ad esso. Il quarto è libera variazione del secondo, il primo e il quinto hanno lo stesso materiale tematico; metaforicamente parlando attorno al nucleo del terzo movimento primo e quinto sono gli strati esterni, secondo e quarto quelli interni». Si tratta, dunque, di una struttura ad arco in cinque movimenti disposti con formula ABCB’A’, la cui simmetria è basata in primis sul tempo dei movimenti: un lento centrale, due allegri come cornici esterne, due scherzi dal carattere virtuosistico in funzione di cuscinetti posti fra il nucleo e le cornici. Dato il carattere ostico ed espressionista di buona parte dell’opera, alcuni musicologi ritengono che sia ragionevole interpretare le simmetrie formali come una specie di controbilanciamento.
La materia musicale del quartetto scaturisce da un numero finito di cellule motiviche (a volte di due o tre battute) che, sottoposte a processi di variazione o sviluppate per espansione, assumono figurazioni diverse. Esemplare, in tal senso, il primo tempo (Allegro), in cui si manifesta una forte dipendenza dai fondamentali artifici contrappuntistici come il canone, l’imitazione per moto retto o per moto contrario, e i modelli simmetrici fondati su tali procedimenti. Un altro elemento fondamentale della pianificazione simmetrica, come fa notare lo stesso autore, è rappresentato dalle relazioni tematiche. Nell’Allegro Molto finale gli elementi del primo movimento, nonostante siano ancora riconoscibili, sono totalmente riorganizzati, dando luogo ad una radicale ridistribuzione delle enfasi espressive. La natura intenzionale del parallelismo si dimostra chiaramente anche nello Scherzo del secondo movimento, Prestissimo, con sordino (cromatico) e nello Scherzo del quarto movimento, Allegretto pizzicato (diatonico), entrambi tripartiti con coda, che rappresentano un eccellente esempio della rinomata tecnica esplorativa di Bartók in merito agli effetti sonori degli archi. La chiave di volta nell’arco strutturale della composizione è costituita dal movimento centrale, prudentemente indicato Non Troppo Lento, che rappresenta una delle pagine più belle e commoventi di tutta la letteratura quartettistica. L’accompagnamento accordale quasi immobile conferisce alla musica un senso di sospensione nello spazio e nel tempo, mentre la melodia passa da uno strumento all’altro. Inoltre, è interessante notare come, spostandosi in maniera sottile tra diatonicità e completo cromatismo, il terzo movimento svolga un’ulteriore funzione di spartiacque tra i primi due movimenti, cromatici, e gli ultimi due, diatonici, rafforzando maggiormente il bilanciamento “bifronte” dell’intero modello architettonico.
stefano innamorati
riproduzione vietata
Amédée-Ernest Chausson (1855 - 1899)
Concerto in re maggiore per violino, pianoforte e quartetto d'archi op. 21
Di fruizione sicuramente più agevole è il Concerto per violino, pianoforte e quartetto d’archi op. 21 di Ernest Chausson (1855 – 1899), compositore che svolse un ruolo di primo piano nella rinascita strumentale francese del secondo Ottocento. Opera di concezione piuttosto singolare, fu composta nell’arco di circa due anni, tra il 1889 e il 1891, e dedicata al violinista belga Eugène Ysaÿe il quale la eseguì in prima assoluta a Bruxelles il 4 marzo 1892 con il pianista Auguste Pierret.
Si tratta di un lavoro di grande effetto, solidamente strutturato e impreziosito da raffinatezze fin de siècle, con una disposizione strumentale originale. Tuttavia, il quartetto d’archi è trattato principalmente in blocco come accompagnamento, lasciando molto spesso predominanti il violino solista e il pianoforte. Caratterizzato dall’impiego di procedimenti tematici di natura ciclica e suddiviso in quattro movimenti, il Concerto si apre con un ampio ed impetuoso Décidé, basato sopra un motivo di tre note, presentato dal pianoforte, da cui si genera il tema principale. Al primo tempo, ora calmo, ora animato, segue una deliziosa Sicilienne piena di grazia ritmico-melodica. Nel terzo tempo (Grave) si alternano momenti lugubri a episodi tragici e cantabili, mentre nel dinamico Finale (Très animé) riaffiorano i temi principali esposti nei precedenti movimenti.
stefano innamorati
riproduzione vietata
quartetto di cremona
cristiano gualco violino
paolo andreoli violino
simone gramaglia viola
giovanni scaglione violoncello
Il Quartetto di...
Vincitore di numerosi concorsi - I° Premio "Città di Vittorio Veneto" 1986, I° Premio "Opera Prima Philips" 1989 - nel 1991 ha vinto il I° Premio al...
Nata a Mosca, ha iniziato lo studio del pianoforte all'età di 5 anni con Ada Traub alla Scuola Speciale di Musica Gnesin , dove si è diplomata con medaglia d'oro nel 1983. Ha...