3 \ giovedì 15 ottobre \ h 21:00

auditorium di castel sant'elmo

edoardo catemario

edoardo catemario chitarra classica

Secondo appuntamento della Associazione Alessandro Scarlatti con Edoardo Catemario, di origini napoletane e di cultura cosmopolita, uno dei maggiori interpreti, nel panorama internazionale, della chitarra classica, uno dei più grandi specialisti attuali di questo strumento. Testimone d’eccezione della grande tradizione iberica e sudamericana, è anche un raffinatissimo interprete di trascrizioni bachiane, come testimonia il disco “Bach for Guitar”, un disco per la Decca dedicato a trascrizioni bachiane eseguite alla chitarra.

”La chitarra ha sempre avuto un' anima "bifronte",  - dice Catemario - popolare e colta allo stesso tempo, ed è sempre storicamente appartenuta a tutte le classi sociali. Era frequente in passato (ma anche al giorno d'oggi) che la musica popolare entrasse a corte per mezzo di questo strumento e viceversa. Forse questo è dovuto alle caratteristiche del suo suono, fragile ed umano, che risorge dalla vibrazione del suono precedente che si è appena spento e che si presta all'uso polifonico più complesso come all'accompagnamento delle canzonette...Questo concerto è un’occasione di tornare a Napoli, da dove sono partito più di vent'anni fa. Mi emoziona il ritorno alla mia terra, la mia casa, quegli amici e quella gente che ho lasciato molti anni fa.Ricordo quando bambino venivo ad ascoltare i concerti alla Scarlatti, era sempre una grande emozione. Oggi, se possibile, provo un'emozione ancora più grande...”

Le chitarra  è mediatrice di un linguaggio che può suonare tanto antico quanto modernissimo, permettendo all’esecutore di cimentarsi nei repertori più vari. Partendo da Domenico Scarlatti e J. S. Bach, passando per l’esotica modernità dell’America latina di Manuel Ponce e Alberto Ginastera fino alla sensualità contemporanea di Hans Werner Henze, il concerto offre un vasto panorama su come le ampie e cangianti peculiarità della chitarra siano state utilizzate da compositori di varie epoche e possano essere usate, tramite la risorsa della trascrizione, dagli esecutori di oggi.   

Prezzo del biglietto: 28€, 21€ e 18€ intero, 8€ ridotto giovani; last minute fino a 31 anni 3€ in vendita un’ora prima del concerto.

 

programma

Domenico Scarlatti (1685 - 1757)
Sonata K208

Andantino cantabile

Domenico Scarlatti (1685 - 1757)
Sonata K322

Allegro

Domenico Scarlatti (1685 - 1757)
Sonata K11

Molto moderato

Domenico Scarlatti (1685 - 1757)
Sonata K380

Andante comodo

Manuel Ponce (1882 - 1948)
Thème varié et finale
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Preludio, fuga e allegro BWV 998
Hans Werner Henze (1926)
Drei tentos


Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Ciaccona in re minore BWV 1004
Alberto Ginastera (1916 - 1983)
Sonata op. 47

esordio
scherzo
canto
finale
 

le musiche

Manuel Ponce (1882 - 1948)
Thème varié et finale

Nato a Fresnillo, in Messico, nel 1882, Manuel María Ponce è tra i compositori per chitarra più amati ed eseguiti. Terminati gli studi nel 1903 a Città del Messico, Ponce decise, tra 1904 e il 1906, di trascorrere un periodo di approfondimento in Italia e in Germania. Insegnante presso il Conservatorio nazionale dal 1908, direttore dello stesso dal 1934, il compositore si dedicò fin dagli anni Venti allo studio e alla trascrizione del patrimonio musicale messicano. La sua formazione prettamente classica incontrò il folklore senza rinunciare alla simmetria e alla melodia ricercata e lirica. Unita a un parsimonioso uso delle sfumature armoniche, tale tendenza produsse un risultato insolito per eleganza e profondità. Thème varié et finale, composto nel 1926, è comunque uno dei brani più sperimentali tra quelli scritti da Ponce per chitarra solista. All’interno del genere classico del ‘tema con variazioni’ il compositore si adopera per realizzare un tessuto armonico robusto e un intreccio polifonico basato su una scrittura a masse accordali di tre o quattro voci. Non c’è dunque solo la ricerca di una mobile modellazione melodica, ma anche quella di agglomerati armonici insoliti, che conferiscono allo strumento una frizzante risultante sonora. Un esotismo elegante e sfumato dona al brano una generale atmosfera nostalgica e romantica, che nel finale diventa sì travolgente ma finisce per spegnersi con lentezza in un morbido arpeggio. L’influenza del clima musicale francese sulla fattura del brano è innegabile: Ponce si era recato a Parigi nel 1925 e aveva frequentato i musicisti di spicco della capitale, Paul Dukas in primis. Brano dalle notevoli difficoltà tecniche, Thème varié et finale vive dunque una doppia prospettiva: quella della Francia vista dalla cultura messicana e quella di tale cultura filtrata dal raffinato stile francese a cavallo tra le due guerre mondiali. Ponce morì a Città del Messico nel 1948.

Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Preludio, fuga e allegro BWV 998

Composto da Bach negli ultimi anni di vita (secondo studi recenti intorno al 1735) il Preludio, Fuga e Allegro BWV 998 è creazione originale per uno strumento particolare: una sorta di liuto a tastiera detto ‘lautenclavier’ (‘liutocembalo’), oggi scomparso. Per eseguirlo sul liuto o sulla chitarra sono dunque necessari dei piccoli aggiustamenti, soprattutto negli ultimi due brani. Ma lo stile di Bach, a dispetto della sua vena speculativa e combinatoria, è comunque uno stile mobilissimo e adattabile agli strumenti più vari: l’astrazione sonora coincide nelle sue creazioni con una rara ‘democraticità’ degli organici e la struttura del suo pensiero musicale si mantiene compatta in ogni situazione. Se il ‘Preludio’ evoca atmosfere pastorali dallo sfumato lirismo, il tema della fuga ricorda invece quello di un corale (molto simile al tema luterano di ‘Vom Himmel hoch, da komm ich her’), e richiama lontanamente una dimensione religiose. L’Allegro ha invece natura di danza e si caratterizza per un movimento vivace e dinamico. I tre brani, al di là del loro alto valore qualitativo, gettano una luce interessante sulla dimensione culturale barocca. Il mondo popolare e il mondo colto non erano all’epoca così lontani ed entravano in contatto grazie al rapporto diretto con la natura, con i ritmi che essa imponeva a tutta la società, grazie alla dimensione religiosa, che poteva manifestarsi nel momento della contrizione come in quello della festa. Alcuni studiosi hanno voluto leggere nella musica dei tre brani alcune simbologie religiose: ma è più facile pensare che la piccola raccolta rispecchi in musica un modo di concepire la società, coesa intorno agli aspetti fondamentali della sua esistenza, coscienza che deve aver animato il lavoro di Bach per tutta la durata della sua vita.

Hans Werner Henze (1926)
Drei tentos

Le atmosfere della grecità antica hanno avuto due interpretazioni dominanti nella creatività musicale del Novecento: una si fonda sulla mitologia come crogiolo di pulsioni terribili e segrete (si pensi a Elektra di R. Strauss), l’altra, più trasgressiva ancora, vede il mondo classico come una dimensione pulsionale sensuale e primigenia, lontana dalle convenzioni sociali della modernità (si pensi a Le martyre de St. Sébastien di Debussy). A questa seconda interpretazione si sentì vicino Hans W. Henze (1926) durante il suo viaggio in Grecia nel 1958. La poesia tedesca di Friedrich Hölderlin, evocatrice di un ellenismo perduto e fantastico, gli ispirò in quel frangente la composizione di un ‘incontro musicale’ tra Grecia e Germania. Nacque così nello stesso anno la Kammermusik 1958 ispirata da un frammento poetico di Hölderlin («In lieblicher Blaue», i cui versi tornano in sezioni della composizione) e divisa in dodici movimenti: tre per voce, clarinetto, corno, fagotto e quintetto d’archi (con aggiunta di una chitarra), tre per il solo settimino strumentale (senza chitarra), tre per tenore e chitarra e tre per chitarra solista. Di questi ultimi brani per sola chitarra Henze ha autorizzato l’esecuzione al di fuori della Kammermusik con il titolo di Drei Tentos. «Questi Drei Tentos […]» scrive il compositore «suonano così come io m’immagino debba essere la musica greca […]. IQ movimenti contengono davvero qualcosa di quell’ellenismo che io intendo quando penso alla musica per orchestra di Stravinskij oppure alla sua Persephone. E’ come se questa musica, ogni volta che ha a che fare con l’antichità, dovesse fare riferimento al Barocco, a Monteverdi, oppure alla musica rinascimentale, come se quello stile diventasse la porta attraverso la quale si dovrà passare se si vuole davvero un rapporto vivo con il classicismo ellenistico, collegarsi alle origini, all’essenziale, all’arte delle metafore, alla tragedia». ‘Tento’ è infatti il nome di una forma musicale del Rinascimento spagnolo. Ma oltre al Barocco e al Rinascimento, Henze fa riferimento al teatro e alla danza, anche novecenteschi (il secondo ‘tento’ ricorda lo stile di Stravinskij), con l’implicita convinzione che ogni partitura riuscita abbia un suo potenziale scenico, anche quando è solistica. La forza della ‘rappresentazione’ sonora è l’energia prima dei Drei Tentos: le tracce di alcuni brani vocali (nel terzo ‘tento’ compaiono porzioni di canzoni napoletane) sono inserite in una partitura che ha un potenziale gestuale molto alto e che dell’alternanza suono/pausa, grave/acuto, fa strategie di movimento che evocano il corpo e l’espressività umane. Inoltre, i tratti lirici richiamano un testo verbale assente che è al contempo quello di Hölderlin e quello senza tempo della canzone popolare. La sublimazione del corpo e della voce con le loro infinite sfumature espressive, permette a Henze di trasformare i suoni in ‘personaggi’ dando alle difficoltà tecniche del brano un senso che va ben oltre quello della mera abilità.

Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Ciaccona in re minore BWV 1004

Tratta dalla Partita n. 2 per violino solo BWV 1004, la Ciaccona è tra i brani più trascritti ed eseguiti della storia musicale europea. Cimentarsi con tale composizione significa per un virtuoso provare in sommo grado le proprie doti tecniche ed espressive. Scritta tra il 1717 e il 1723, la musica del brano è basata su un basso discendente che funziona da base per sessanta variazioni. La ‘Ciaccona’, lenta danza spagnola in tempo triplo, è dunque uno speciale tipo di ‘tema e variazioni’ dove un soggetto relativamente corto (normalmente 4 misure) è instancabilmente ripetuto e variato. Composto da una serie di micro-pezzi, il brano unisce sapientemente particolare e globalità. Bach trasforma l’ossessività della ripetizione in solennità e intensità sempre crescenti: l’energia e il trasporto della Ciaccona dipendono anche da questo. Se trascrivere significa combinare la fantasia degli altri con la propria, dare a musiche nate in specifiche epoche la possibilità di rinnovare la propria forza di comunicazione, la musica della Ciaccona è un esempio sommo della capacità umana di manipolare all’infinito il linguaggio sonoro.

Alberto Ginastera (1916 - 1983)
Sonata op. 47

Nato a Buenos Aires da padre catalano e madre italiana, Alberto Ginastera (1916-1983) ha fatto dell’Argentina natia il fulcro della propria ispirazione e della propria immaginazione musicale. Diplomatosi presso il Conservatorio di Buenos Aires nel 1938, qualche anno dopo il giovane compositore ottenne il suo primo successo internazionale con due balletti: Panambì ed Estancia. Sebbene già in queste partiture si percepisca l’intenzione di sovrapporre il folklore argentino alle tecniche compositive d’avanguardia, è dagli anni Cinquanta che Ginastera sposa il materiale popolare alla serialità. Come egli stesso spiegò, dal «nazionalismo oggettivo» (dal 1934 al 1948) in cui il tema popolare compare in superficie ed è facilmente percepibile, egli passò al «nazionalismo soggettivo» compreso tra il 1948 e il 1958 (una terza fase, definita «neo-espressionismo» va circa dal 1958 al 1983). A questo secondo periodo appartiene la Sonata op. 47, unica creazione dedicata dal compositore alla chitarra solista. Il ‘nazionalismo soggettivo’ comporta sì una presenza del materiale tratto dal folklore, ma in forma astratta, sublimata: nella Sonata il ritmo sincopato di danze argentine come  la ‘vidala’, la ‘baguala’  e l’‘andino cantos de caja’ diventano temi musicali ‘sviluppati’, elementi strutturali e non più solo melodici. Le creazione di Ginastera perde così la durezza del puro calcolo sonoro, mantenendo un’energia vitale anche quando si avvicina allo stile dell’avanguardia della metà del Novecento. Dedicata al chitarrista Carlos Barbosa-Lima, la Sonata si divide in quattro movimenti. ‘Esordio’, il primo, si compone di suggestivi arpeggi con funzione introduttiva che danno vita ben presto a una sognante dubbiosità. Segue uno ‘scherzo’ dal ritmo frenetico, animato da tratti contrastanti, mentre ‘canto’, il terzo movimento, ha una linea melodica diafana alternata a momenti di astrazione magnetica; lo stupendo Finale (dove Ginastera ha dato indicazioni come ‘sforzatissimo’ o ‘delirante’) si caratterizza per la ricchezza del suono e il gioco ardito con cui massa armonica e andamento ritmico interagiscono.