Secondo appuntamento della Associazione Alessandro Scarlatti con Edoardo Catemario, di origini napoletane e di cultura cosmopolita, uno dei maggiori interpreti, nel panorama internazionale, della chitarra classica, uno dei più grandi specialisti attuali di questo strumento. Testimone d’eccezione della grande tradizione iberica e sudamericana, è anche un raffinatissimo interprete di trascrizioni bachiane, come testimonia il disco “Bach for Guitar”, un disco per la Decca dedicato a trascrizioni bachiane eseguite alla chitarra.
”La chitarra ha sempre avuto un' anima "bifronte", - dice Catemario - popolare e colta allo stesso tempo, ed è sempre storicamente appartenuta a tutte le classi sociali. Era frequente in passato (ma anche al giorno d'oggi) che la musica popolare entrasse a corte per mezzo di questo strumento e viceversa. Forse questo è dovuto alle caratteristiche del suo suono, fragile ed umano, che risorge dalla vibrazione del suono precedente che si è appena spento e che si presta all'uso polifonico più complesso come all'accompagnamento delle canzonette...Questo concerto è un’occasione di tornare a Napoli, da dove sono partito più di vent'anni fa. Mi emoziona il ritorno alla mia terra, la mia casa, quegli amici e quella gente che ho lasciato molti anni fa.Ricordo quando bambino venivo ad ascoltare i concerti alla Scarlatti, era sempre una grande emozione. Oggi, se possibile, provo un'emozione ancora più grande...”
Le chitarra è mediatrice di un linguaggio che può suonare tanto antico quanto modernissimo, permettendo all’esecutore di cimentarsi nei repertori più vari. Partendo da Domenico Scarlatti e J. S. Bach, passando per l’esotica modernità dell’America latina di Manuel Ponce e Alberto Ginastera fino alla sensualità contemporanea di Hans Werner Henze, il concerto offre un vasto panorama su come le ampie e cangianti peculiarità della chitarra siano state utilizzate da compositori di varie epoche e possano essere usate, tramite la risorsa della trascrizione, dagli esecutori di oggi.
Prezzo del biglietto: 28€, 21€ e 18€ intero, 8€ ridotto giovani; last minute fino a 31 anni 3€ in vendita un’ora prima del concerto.
3 \ giovedì 15 ottobre \ h 21:00
auditorium di castel sant'elmo
edoardo catemario
edoardo catemario chitarra classica
programma
Manuel Ponce (1882 - 1948)
Thème varié et finale
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Preludio, fuga e allegro BWV 998
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Ciaccona in re minore BWV 1004
le musiche
Manuel Ponce (1882 - 1948)
Thème varié et finale
Nato a Fresnillo, in Messico, nel 1882, Manuel María Ponce è tra i compositori per chitarra più amati ed eseguiti. Terminati gli studi nel
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Preludio, fuga e allegro BWV 998
Composto da Bach negli ultimi anni di vita (secondo studi recenti intorno al 1735) il Preludio, Fuga e Allegro BWV 998 è creazione originale per uno strumento particolare: una sorta di liuto a tastiera detto ‘lautenclavier’ (‘liutocembalo’), oggi scomparso. Per eseguirlo sul liuto o sulla chitarra sono dunque necessari dei piccoli aggiustamenti, soprattutto negli ultimi due brani. Ma lo stile di Bach, a dispetto della sua vena speculativa e combinatoria, è comunque uno stile mobilissimo e adattabile agli strumenti più vari: l’astrazione sonora coincide nelle sue creazioni con una rara ‘democraticità’ degli organici e la struttura del suo pensiero musicale si mantiene compatta in ogni situazione. Se il ‘Preludio’ evoca atmosfere pastorali dallo sfumato lirismo, il tema della fuga ricorda invece quello di un corale (molto simile al tema luterano di ‘Vom Himmel hoch, da komm ich her’), e richiama lontanamente una dimensione religiose. L’Allegro ha invece natura di danza e si caratterizza per un movimento vivace e dinamico. I tre brani, al di là del loro alto valore qualitativo, gettano una luce interessante sulla dimensione culturale barocca. Il mondo popolare e il mondo colto non erano all’epoca così lontani ed entravano in contatto grazie al rapporto diretto con la natura, con i ritmi che essa imponeva a tutta la società, grazie alla dimensione religiosa, che poteva manifestarsi nel momento della contrizione come in quello della festa. Alcuni studiosi hanno voluto leggere nella musica dei tre brani alcune simbologie religiose: ma è più facile pensare che la piccola raccolta rispecchi in musica un modo di concepire la società, coesa intorno agli aspetti fondamentali della sua esistenza, coscienza che deve aver animato il lavoro di Bach per tutta la durata della sua vita.
Hans Werner Henze (1926)
Drei tentos
Le atmosfere della grecità antica hanno avuto due interpretazioni dominanti nella creatività musicale del Novecento: una si fonda sulla mitologia come crogiolo di pulsioni terribili e segrete (si pensi a Elektra di R. Strauss), l’altra, più trasgressiva ancora, vede il mondo classico come una dimensione pulsionale sensuale e primigenia, lontana dalle convenzioni sociali della modernità (si pensi a Le martyre de St. Sébastien di Debussy). A questa seconda interpretazione si sentì vicino Hans W. Henze (1926) durante il suo viaggio in Grecia nel 1958. La poesia tedesca di Friedrich Hölderlin, evocatrice di un ellenismo perduto e fantastico, gli ispirò in quel frangente la composizione di un ‘incontro musicale’ tra Grecia e Germania. Nacque così nello stesso anno
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
Ciaccona in re minore BWV 1004
Tratta dalla Partita n. 2 per violino solo BWV 1004,
Alberto Ginastera (1916 - 1983)
Sonata op. 47
Nato a Buenos Aires da padre catalano e madre italiana, Alberto Ginastera (1916-1983) ha fatto dell’Argentina natia il fulcro della propria ispirazione e della propria immaginazione musicale. Diplomatosi presso il Conservatorio di Buenos Aires nel 1938, qualche anno dopo il giovane compositore ottenne il suo primo successo internazionale con due balletti: Panambì ed Estancia. Sebbene già in queste partiture si percepisca l’intenzione di sovrapporre il folklore argentino alle tecniche compositive d’avanguardia, è dagli anni Cinquanta che Ginastera sposa il materiale popolare alla serialità. Come egli stesso spiegò, dal «nazionalismo oggettivo» (dal 1934 al 1948) in cui il tema popolare compare in superficie ed è facilmente percepibile, egli passò al «nazionalismo soggettivo» compreso tra il 1948 e il 1958 (una terza fase, definita «neo-espressionismo» va circa dal 1958 al 1983). A questo secondo periodo appartiene
