Lo sguardo e il suono – Concerto inaugurale Caravaggio e Mara Galassi

Martedì 21 maggio 2019 – Palazzo Zevallos Stigliano – ore 19.30

Caravaggio, Il Martirio di Sant’Orsola, 1610
relatore Antonio Denunzio
presentazione del concerto Dinko Fabris

Mara Galassi, arpa doppia
Napoli, 1610
Musiche di Fabrizio Dentice,Antonio Valente , Louis Maymon, Giovan Leonardo dell’Arpa, Ascanio Mayone, Giovanni Maria Trabaci

Napoli all’alba del secolo XVII fu città di grande sperimentazione musicale; porto di vivaci intrecci culturali, tra le più popolate d’Europa fu felicemente influenzata dalla cultura musicale spagnola grazie alla contemporanea presenza di musici italiani ed iberici presso la cappella musicale della corte vicereale.
Le accademie musicali in casa Gesualdo, la presenza di personalità come Jean de Macque, Ascanio Mayone e Giovanni Maria Trabaci, crearono un fertile terreno per la nascita di uno stile musicale fortemente innovativo che in breve si diffuse nel resto della penisola.
Se Mantova e Firenze furono la culla del nuovo canto rappresentativo, Napoli espresse la novità di stile nella musica strumentale; l’uso di strumenti quali il cimbalo cromatico e l’arpa doppia, o arpa a tre registri, favorirono grandemente la diffusione della nuova poetica grazie anche alle molteplici possibilità di suddivisione dell’ottava. Se Giovan Leonardo dell’Arpa fu il più famoso arpista napoletano al decadere del secolo sedicesimo, Ascanio Mayone fu il virtuoso d’arpa portatore del nuovo stile al nascere del diciassettesimo, e forse imparentato con quel Loise Maione (Louis Maybon?), citato da Scipione Cerreto come famoso suonatore di liuto.
Cantore, arpista ed organista alla Chiesa dell’Annunziata, Ascanio Mayone fu anche primo organista alla Cappella Vicereale quando Giovanni Maria Trabaci ne divenne il Maestro.
Se Gesualdo raggiunse arditezze impensate nei suoi libri di madrigali Mayone e Trabaci furono i principali esponenti di un linguaggio musicale nuovo, ricco di contrasti: drammi, lamenti e pantomime tra tentacoli di meduse ed audaci cromatismi nei quali la parola domina incontrastata la sua propria assenza.

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