Note di sala Concerto Inaugurale

Johann Sebastian Bach e lo stile francese*
di Tommaso Rossi

Una piazza di una città tedesca: davanti al Palazzo del Borgomastro è schierata una piccola orchestra, due file di archi, una fila di legni, trombe, timpani; al centro è un grande clavicembalo; attorno, in circolo, si assiepa il pubblico mentre dalle finestre dei palazzi illuminati si affacciano gli abitanti incuriositi. La sera è prossima, una luce azzurrina fa da sfondo, mentre sono già accessi i lumi della città e le candele sui leggii dei musicisti. Questa scena, che doveva presentarsi assai frequentemente in una qualsiasi città tedesca del XVIII secolo, è rappresentata in un dipinto del 1744 (conservato presso il Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo) e descrive un concerto all’aperto del Collegium Musicum della città di Jena. Da sempre la musica svolse un ruolo socio-culturale importantissimo in Germania, ma certamente con la riforma luterana acquisì una funzione centrale in quel contesto. Se, da un lato, in moltissime Corti era prevista la figura del Maestro di Cappella (Kappelmeister), dall’altro, in ogni città di piccole o grandi dimensioni era stata istituita la funzione del Kantor, che (diversamente dalla posizione di Maestro di Cappella in una corte) comportava considerevoli impegni didattici in varie discipline, oltre alla direzione delle attività musicali: non a caso, quando assunse il ruolo di Kantor a Lipsia, Johann Sebastian Bach si trovò a lavorare presso la Thomasschule, istituzione scolastica prima che musicale.

Composte già durante il periodo di Köthen, tra il 1718 e il 1723, le 4 Ouvertures orchestrali fecero parte del repertorio di musica strumentale utilizzato da Johann Sebastian Bach nell’ambito delle sue attività a Lipsia, soprattutto all’interno dei concerti realizzati dal Collegium Musicum locale, l’ensemble fondato nel 1702 da Georg Philipp Telemann, che dava concerti settimanali presso il Caffè Zimmermann sulla Catharinenstrasse, e, nei mesi estivi, presso i giardini vicino la Grimmische Tor.

L’utilizzo della parola Ouverture per designare queste composizioni deriva forse dalla volontà di distinguerle dalla Suite, anch’essa una raccolta di danze (come l’Ouverture), ma pensata per uno strumento solistico (clavicembalo o altro strumento a tastiera), laddove per il violino o il flauto si parla di Partita. Quello che è certo è che l’intera composizione prende il nome dal suo movimento iniziale, che non fa altro che seguire lo schema tripartito del pezzo di apertura dei melodrammi francesi, caratterizzato da un primo movimento in tempo binario di carattere grave, da un allegro in stile fugato e da una ripresa del grave iniziale, per poi proseguire con una successione di danze (generalmente l’Allemande, la Courante, la Sarabande e la Gigue). Il punto di riferimento assoluto è Jean Baptiste Lully, il codificatore dello stile musicale in voga presso la corte di Luigi XIV, donde si diffuse in tutta Europa. Il linguaggio francese ebbe particolare successo proprio nella vicina Germania, dove quasi tutte le corti cominciarono a emanciparsi dall’influenza italiana per abbracciare il raffinato modello lulliano. Il mito di Luigi XIV e i suoi orientamenti culturali furono importati in tutti i paesi europei e assimilati in maniera generalizzata, nei settori e nelle discipline più varie. Per decorare l’interno del castello di Sansouci a Potsdam, per esempio, Federico il Grande di Prussia chiamò dalla Francia uno dei fratelli Martin, inventori delle famose vernici a lacca. Botteghe artigiane ambulanti di alto livello, famiglie intere di stuccatori, d’intagliatori e di tappezzieri misero a disposizione di tutti le invenzioni formali e tecniche del rococò francese. D’altronde non si contano i casi di sovrani europei che mostrarono una forte ammirazione per le iniziative che il Re Sole aveva realizzato in vari ambiti della vita civile. Carlo II d’Inghilterra guardò certamente a Luigi XIV quando fondò l’Osservatorio Reale nel 1675 e l’ospedale di Chelsea sul modello di Les Invalides nel 1681; Pietro il Grande di Russia, che visitò la Francia nel 1717, nel fondare l’Accademia delle Scienze, s’ispirò all’Académie des Sciences; il discorso potrebbe continuare con il “nostro” Carlo di Borbone e la sua volontà di guardare alla Reggia di Versailles con la costruzione della Reggia di Caserta.

Nel 1682 viene stampata in Germania la prima raccolta di Ouvertures in stile francese; si tratta della Composition de musique, suivant la mèthode françoise, contenant six ouvertures de thèâtre accompagnèes de plusieurs airs, composta da Johann Sigismund Kusser e stampata a Stoccarda. Questa tendenza, quasi una vera e propria moda, continuerà per tutto l’ultimo ventennio del XVII secolo. Agli inizi del XVIII secolo, una solidissima tradizione di musica “alla francese” si era ormai affermata in Germania, informando la vita musicale delle corti e delle città. In questo filone si collocano le 4 Ouvertures bachiane, probabilmente solo una piccola parte di un repertorio che alcuni ritengono sia stato perduto; se pensiamo che di un contemporaneo di Bach come Georg Philipp Telemann sono pervenute ben 118 Ouvertures orchestrali, il numero delle composizioni bachiane appare davvero stranamente esiguo.
La funzione di queste musiche si deduce anche soltanto osservando gli organici e le tonalità utilizzate. La forza della massa dei fiati (trombe, oboi e fagotto), unita alla presenza dei timpani, fa capire che si trattava di composizioni da eseguire per lo più all’aperto, in spazi risonanti; l’utilizzazione di tonalità luminose come re maggiore o do maggiore, in tre casi su quattro, ci porta in una dimensione di gioiosa partecipazione, di rito laico comunitario. Fa eccezione soltanto l’Ouverture n. 2, quella in si minore, dove la presenza del flauto solista, associato a una tonalità più intima e melanconica, fa pensare a una destinazione per spazi di dimensioni più ridotte.

Per quanto riguarda le tipologie di danza presenti nelle quattro composizioni si nota l’assenza dell’Allemande, proprio la tipica danza tedesca, evidentemente per rimarcare la totale adesione allo stile francese.
L’Ouverture in do maggiore BWV 1066 è quella più legata a schemi della tradizione, da un lato perché è pensata per il classico organico costituito dagli archi, due oboi e fagotto, dall’altro perché contiene soltanto danze di chiara derivazione francese. Si ritiene che sia la prima a essere stata composta a Köthen, nel 1718. I tre fiati hanno una funzione di “concertino”, svolgendo un ruolo solistico molto importante in alcuni passaggi del tempo veloce dell’Ouverture e, nella Bourrèe II, sono assoluti protagonisti.
L’Ouverture in si minore BWV 1067 si giova della presenza solistica del flauto traverso, strumento in gran voga in Europa sin dalla fine del XVII secolo e in particolare presso la Corte francese, dove Luigi XIV poteva contare, all’interno dell’organico della Chambre du Roi, del grande virtuoso Jean Jacques Hotteterre, detto Le Romain, per via di un suo soggiorno a Roma tra il 1698 e il 1700 presso la Cappella musicale del Principe Francesco Ruspoli. La funzione del flauto da un lato è quella di raddoppiare la parte dei primi violini nei tutti, dall’altro di agire con lunghi soli, ad esempio nella Bourrèe II, nella Badinerie e nelle variazioni della Polonaise, con l’accompagnamento del basso continuo, nonché in molti momenti dell’Allegro del movimento di apertura, accompagnato spesso solo dai violini e dalla viola.

L’Ouverture in re maggiore BWV 1068 presenta un organico con archi, due oboi, timpani e tre trombe. Sin dal primo movimento, caratterizzato dal ritmo puntato, da trilli con risoluzione, da “volatine” affidate ai violini è chiaro il riferimento allo stile francese. Tuttavia, nell’Allegro iniziale la tessitura dei violini, con il raddoppio affidato al primo oboe e a volte alle trombe, fa pensare allo stile “italiano” del Secondo Concerto Brandeburghese, quello con la tromba solista. La splendida Air, nell’incedere ostinato del basso, nelle ornamentazioni dei primi violini, nell’uso sistematico del ritardo armonico e della dissonanza risolta ricorda tantissimo un adagio cantabile nello stile italiano.
Il tono spensierato delle restanti danze (Gavotte I e II, Bourrèe e Gigue) si fonda su una grande forza ritmica, su un trascinante utilizzo delle accentuazioni forti, oppure, come nella Bourrèe, sulla capacità di costruire interessantissimi incastri e sincopi anche grazie allo spostamento dell’accentuazione creato dalle legature di frase.
L’Ouverture in re maggiore BWV 1069 presenta l’organico più nutrito e fragoroso. Tre trombe, tre oboi, fagotto, timpani. Il primo movimento ha una veloce Giga in 9/8, incastonata tra due movimenti lenti in tempo binario. In questa Giga, Bach alterna e sovrappone il ritmo anapestico delle terzine (tre note brevi) con il ritmo puntato trocaico (lunga-breve) determinando un trascinante meccanismo ad orologeria che passa da strumento a strumento, da sezione a sezione.
Nelle due Bourrée Bach sapientemente utilizza la contrapposizione tra i gruppi strumentali, giocando sull’alternanza tra legni, trombe e archi; questa modalità si realizza, sia pure con qualche variante, anche nei due Minuet, nei quali sono assenti le trombe. La scrittura raggiunge la densità sonora minima nel secondo Minuet, affidato ai soli archi. Alla Rèjouissance (danza usata anche da Händel nella Music for the Royal Fireworks) è demandato il compito di chiudere in maniera magniloquente e scoppiettante l’intero ciclo.

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