Note di sala concerto 11 gennaio

Note di sala di Simona Frasca*

 Il concerto di questa sera propone la rielaborazione in chiave jazz di alcune arie del repertorio della scuola napoletana del Settecento, tra le principali e più longeve scuole musicali in Europa. Articolata attraverso l’attività dei quattro conservatori cittadini, essa nacque come un grande esperimento filantropico-sociale rivolto ai giovani abbandonati o orfani di tutto il Regno di Napoli. Si rispondeva così ad un bisogno incalzante attraverso una soluzione politica di una questione sociale sulla quale ci sarebbe da riflettere ancora oggi.

Nel tempo quei conservatori divennero luoghi di alta formazione musicale. Lì si sarebbe lavorato a lungo alla definizione di quel suono mediterraneo al quale un maturo Friedrich Nietzsche si riferì parlando di necessario recupero della latinità come finezza d’orecchio. Proprio dal Conservatorio di San Pietro a Majella sorto dalla fusione dei quattro conservatori proviene il trombettista, compositore e arrangiatore jazz Marco Sannini che a quella tradizione si rivolge come ad una delle esperienze musicali più significative di tutti i tempi.

Lo abbiamo raggiunto durante la preparazione di questo concerto e quello che segue è un breve resoconto di quell’incontro.

Mi sembra che Cambiamo l’Aria si fondi su una profonda esigenza musicale di recuperare le radici di una pratica musicale eccezionalmente ricca quella del barocco napoletano, attraverso una nuova visione del contrappunto, quella dell’interscambio (nel jazz interplay) di ruoli a favore di un discorso musicale in cui le parti interagiscono pur preservando la propria autonomia. In questa scelta fatta di contaminazioni e divagazioni storiche che peso ha avuto la tua formazione?

Ho studiato contrappunto e composizione in Italia e in America, alla Berklee School of Music. In America, negli anni Ottanta, le scuole di musica funzionavano un po’ come adesso si fa da noi, erano percorsi universitari con alcune discipline caratterizzanti, nel mio caso era jazz composition, e una serie di esami facoltativi. Io scelsi di intraprendere un percorso complementare sulla musica classica europea.  Questo è stato sicuramente un elemento che ha inciso sulle mie scelte musicali successive. Un altro elemento decisivo proviene proprio dalla città in cui viviamo immersi in un costante ascolto del barocco napoletano. È parte della nostra cultura musicale al pari della canzone napoletana del Novecento. È la nostra identità in quanto musicisti. È qualcosa che ti entra dentro anche se non vuoi e a maggior ragione se ti sei formato a San Pietro a Majella, come nel mio caso, che è il simbolo permanente di quell’esperienza musicale. Da qui nasce l’idea di recuperare le arie del nostro barocco e rimodellarle secondo la mia sensibilità di musicista jazz. I brani subiscono una trasformazione quasi radicale grazie all’utilizzo di sonorità attuali e le melodie assumono una nuova veste ritmica, armonica e strumentale.

Prima di Cambiamo l’Aria, che è anche il titolo di un album pubblicato qualche anno fa, ti eri già occupato di musiche del periodo barocco?

Il mio interesse per la musica barocca risale a molti anni fa. Nel 2005 scrissi un lavoro con la cantante jazz Norma Winstone commissionatomi dal centro di musica antica della Pietà dei Turchini. Consisteva nella rielaborazione del Salve Regina di Pergolesi. Quello fu il mio primo incontro da professionista con la musica barocca. L’anno successivo arrivò un altro lavoro questa volta per Mozart Box e in quell’occasione musicai le lettere che Mozart aveva scritto alla sorella da Napoli. Lavorai su alcune melodie note di Mozart con il mio quintetto insieme all’attrice Licia Maglietta. Queste composizioni costituiscono il punto di partenza di Cambiamo l’Aria. Si tratta di tre lavori molto diversi tra loro. Con Norma Winstone avendo un testo verbale di riferimento, il Salve Regina, i miei interventi erano soprattutto di tipo ritmico e sull’organico strumentale, un arrangiamento vero e proprio. Con Mozart la cosa fu notevolmente diversa perché la musica era di commento al testo. Le lettere sono scritti indipendenti dalla musica perciò decisi di usare le melodie mozartiane come una specie di archivio in autonomia rispetto al testo musicale originale.

Con Cambiamo l’Aria trattandosi di musica strumentale ho potuto modificare parzialmente anche la melodia, talvolta essa è camuffata, rifiltrata attraverso un’estetica ed un gusto moderno.

A proposito di gusto attuale, che rapporto c’è tra queste arie e la musica contemporanea del Novecento, quanto sono moderni gli autori del barocco napoletano?

La maggior parte delle melodie del Settecento napoletano sono alla base del concetto di melodia del Novecento. Molto di questo materiale suona moderno di per sé, senza bisogno di rimaneggiamenti particolari. Ritengo che la tradizione napoletana protrattasi fino alla metà del Novecento sia stata una delle più importanti al mondo e abbia offerto materiale per chiunque faccia musica oggi. Noi jazzisti utilizziamo il song book, un canovaccio di brani di repertorio desunti dalla canzone a sua volta derivata dall’aria col da capo, la forma di origine napoletana che, secondo me, è il più importante contributo alla musica occidentale. C’è dunque un rapporto di parentela stretta. Si tratta di una tradizione che non si è mai interrotta. Chiaramente nel nostro caso la rielaborazione ha riguardato soprattutto gli strumenti utilizzati che sono della tradizione jazz con l’aggiunta, questa volta, del sassofono soprano di Javier Girotto, compagno di studi e di palco da molti anni. Cambiamo l’Aria è un progetto nato nel 2010 per il festival I Cortili del Jazz del Museo di Capodimonte in occasione di una mostra su Caravaggio. Il cd doveva essere il complemento musicale dedicato alla figura del pittore e dei suoi contemporanei. Nel bel mezzo della registrazione venne improvvisamente meno il supporto dell’ente pubblico che ci finanziava ma noi, nonostante le difficoltà, decidemmo caparbiamente di pubblicare quel lavoro che portiamo in concerto ancora oggi con ottimi riscontri.

 * Questo testo non può  essere riprodotto, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, in modo diretto o indiretto, temporaneamente o permanentemente, in tutto o in parte, senza l’autorizzazione scritta dell’autore o della Associazione Alessandro Scarlatti.