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Giovedì 31 marzo 2022 – Andrea Lucchesini e Giovanni Bietti

Un concerto all’insegna dell’incontro tra musica e divulgazione musicale con la presenza di un grande pianista italiano come Andrea Lucchesini e un ormai famoso “narratore” dei fatti musicali come Giovanni Bietti. Il tema è un excursus nella “forma sonata” e condensa un secolo di musica pianistica accostando, in un percorso che si svolge a ritroso nel tempo, la sonata di Liszt e uno dei capolavori del Beethoven della maturità, l’op. 109.

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Concerto 25 maggio 2022 – Freedom Jazz Trio featuring Fabrizio Bosso e Javier Girotto

Rendez-vous entre nous

Il Freedom Jazz Trio incontra due grandi protagonisti della musica jazz: il sassofonista argentino Javier Girotto e il trombettista Fabrizio Bosso. Il concerto è l’occasione per la presentazione del nuovissimo disco “Rendez-vous entre nous”, di imminente uscita, cui partecipano anche in sede compositiva anche i due artisti ospiti. Di scuola napoletana, il Freedom Jazz Trio è formato da Lello Petrarca al pianoforte, Emiliano De Luca al contrabbasso e Claudio Borrelli alla batteria.

Mercoledì 25 maggio 2022 – Teatro Acacia Freedom Jazz Trio featuring Fabrizio Bosso e Javier Girotto

Il Freedom Jazz Trio incontra, in un progetto inedito che troverà spazio in una produzione discografica, due grandi protagonisti della musica jazz: il sassofonista argentino Javier Girotto e il trombettista Fabrizio Bosso. Di scuola napoletana, il Freedom Jazz Trio è formato da Lello Petrarca al pianoforte, Emiliano De Luca al contrabbasso e Claudio Borrelli alla batteria.

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Concerto fuori abbonamento mercoledì 18 maggio 2022 – ScarlattiLab Barocco

Mercoledì 18 maggio 2022 – Chiesa Anglicana in Via San Pasquale a Chiaia – ore 19.30
SCARLATTILAB BAROCCO

Loreto Vittori: La Galatea, la prima opera rappresentata a Napoli (1644)
Ester Facchini, soprano Galatea
Leopoldo Punziano, tenore Aci, I Pastore
Carlo Feola, basso Nettuno, Giove, Polifemo
Danila Pia Abate, soprano Amore, Eco, II Pastore
Marina Meo, mezzosoprano Venere, Un Satiro
Cristina D’Alessandro, contralto Lucindo, III Pastore, Proteo
SCARLATTILAB ENSEMBLE
Marco Piantoni, Marco Rozza : violini
Manuela Albano : violoncello
Franco Pavan, Pierluigi Ciapparelli, Paola Ventrella: tiorbe
Angelo Trancone : clavicembalo
Alessandro De Carolis, Gennaro Caccialino: flauti dolci

ANTONIO FLORIO supervisione e direzione musicale

DINKO FABRIS direzione musicologica

La Galatea è un melodramma composto a Roma nel 1639 da un poeta e celebre cantante castrato di scuola romana, Loreto Vittori, ma ebbe la sua prima assoluta a Napoli, in un’esecuzione privata avvenuta nel 1644 nel palazzo dei nobili Spinelli di Cariati presso l’attuale Piazza Cariati (il libretto fu rivisto e ristampato più tardi a Spoleto, città natale di Vittori, nel 1655 forse per una nuova esecuzione di cui non resta notizia).Il testo amplifica e complica il poema omonimo di Gabriello Chiabrera che narra le vicende di Aci, Galatea e Polifemo (che nel primo Settecento sarebbero state musicate proprio a Napoli da Händel) e comprende canzonette e arie strofiche, recitativi, vari concertati e importanti interventi di un coro di solisti, offrendo momenti di lirismo e grande drammaticità. I Giornali di Napoli dettero ampio risalto alla rappresentazione del 1644 per cui La Galatea può essere considerata la prima opera in musica rappresentata a Napoli, anticipando di sei anni l’arrivo dell’opera “alla veneziana” proposta dal viceré d’Oñate dopo la Rivoluzione di Masaniello.
Il biglietto unico del costo di 5€ si può acquistare online sulla piattaforma Azzurroservice
Per chi volesse approfondire, il 18 maggio tra le ore 10 e le ore 13 si terrà una giornata di studio tutta dedicata a questa occasione in collaborazione con Il Conservatorio San Pietro a Majella

 

Mercoledì 18 maggio 2022 – Chiesa Anglicana – ScarlattiLab barocco La Galatea di Loreto Vettori

Mercoledì 18 maggio 2022 – Chiesa Anglicana in Via San Pasquale a Chiaia – ore 19.30
SCARLATTILAB BAROCCO
Loreto Vittori: La Galatea, la prima opera rappresentata a Napoli (1644)
Ester Facchini, soprano Galatea
Leopoldo Punziano, tenore Aci, I Pastore
Carlo Feola, basso Nettuno, Giove, Polifemo
Danila Pia Abate, soprano Amore, Eco, II Pastore
Marina Meo, mezzosoprano Venere, Un Satiro
Cristina D’Alessandro, contralto Lucindo, III Pastore, Proteo
SCARLATTILAB ENSEMBLE
Marco Piantoni, Marco Rozza : violini
Manuela Albano : violoncello
Franco Pavan, Pierluigi Ciapparelli, Paola Ventrella: tiorbe
Angelo Trancone : clavicembalo
Alessandro De Carolis, Gennaro Caccialino: flauti dolci
ANTONIO FLORIO supervisione e direzione musicale
DINKO FABRIS direzione musicologica
La Galatea è un melodramma composto a Roma nel 1639 da un poeta e celebre cantante castrato di scuola romana, Loreto Vittori, ma ebbe la sua prima assoluta a Napoli, in un’esecuzione privata avvenuta nel 1644 nel palazzo dei nobili Spinelli di Cariati presso l’attuale Piazza Cariati (il libretto fu rivisto e ristampato più tardi a Spoleto, città natale di Vittori, nel 1655 forse per una nuova esecuzione di cui non resta notizia).Il testo amplifica e complica il poema omonimo di Gabriello Chiabrera che narra le vicende di Aci, Galatea e Polifemo (che nel primo Settecento sarebbero state musicate proprio a Napoli da Händel) e comprende canzonette e arie strofiche, recitativi, vari concertati e importanti interventi di un coro di solisti, offrendo momenti di lirismo e grande drammaticità. I Giornali di Napoli dettero ampio risalto alla rappresentazione del 1644 per cui La Galatea può essere considerata la prima opera in musica rappresentata a Napoli, anticipando di sei anni l’arrivo dell’opera “alla veneziana” proposta dal viceré d’Oñate dopo la Rivoluzione di Masaniello.
Il biglietto unico del costo di 5€ si può acquistare online sulla piattaforma Azzurroservice
Per chi volesse approfondire, il 18 maggio tra le ore 10 e le ore 13 si terrà una giornata di studio tutta dedicata a questa occasione in collaborazione con Il Conservatorio San Pietro a Majella

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Concerto 12 maggio 2022 – Maria Libera Cerchia/Antonello Cannavale piano duet

Giovedì 12 maggio 2022 – Teatro Sannazaro – ore 20.30
MARIA LIBERA CERCHIA E ANTONELLO CANNAVALE, piano duet

Franz Schubert: I capolavori per pianoforte a quattro mani

Franz Schubert (1797 – 1828)
Divertimento all’ungherese D.818 in sol minore op. 58

Otto Variazioni in la bemolle maggiore su un tema originale D.813 op. 35

Fantasia in fa minore D.940 op. 103

Note di sala
di Massimo Lo Iacono*

Nei primi decenni dell’Ottocento l’editoria musicale colma i salotti ed i leggii dei pianoforti con una ricchissima produzione di musiche pianistiche per due, tre, quattro esecutori: ovvero a quattro, sei, otto mani addirittura. C’è una spettacolare produzione di trascrizioni ed elaborazioni da musica sinfonica e da partiture operistiche soprattutto. Artigiani di sopraffino valore seppero realizzare con sapienza tutti dettagli necessari per fare rivivere le sinfonie e le opere nell’intimità domestica. E’ musica per divertirsi, per sognare, per rivivere tra le parteti di casa le grandi avventure del teatro d’opera. Le partiture per otto mani quasi sempre trasportano sulla tastiera del pianoforte – ma c’è pure un repertorio per chitarra, di cui la “Scarlatti” ha fatto gustare prelibati assaggi decenni fa – i sontuosi concertati, le danze. Memorabile una trascrizione del “Trionfo” dall’”Aida” di Verdi. Ma questo è un prodotto quasi tardivo. In queste partire spesso si intrecciano le mani degli esecutori, delle esecutrici e degli uni e delle altre: era un modo forse fortuito ma certo prezioso per corteggiamenti altrimenti difficili, stante la prudenza ed il bon ton dell’epoca. E’ musica estranea alla sala da concerto con tanto pubblico e solisti insigni, per realizzare questa musica spesso o quasi sempre gli esecutori ed il pubblico erano tutt’uno. Alla sala da concerto nel volgere del secolo saranno dedicate le fatiche di Thalberg e Liszt, pagine di tutt’altro genere, con virtuosismo trascendentale. Quello per le trascrizioni da salotto è più contenuto. E’ comunque musica “Biedermeier” contenta della dimensione affettiva privata pure se lanciata verso orizzonti fantasiosi, protesa ad un infinito forse, solo forse leopardiano. Una intuizione di questo genere si può ipotizzare invece in tanta produzione originale per pianoforte a quattro mani etc.. realizzata nei primi decenni del secolo, in Austria, nei territori di cultura tedesca, dove la musica puramente strumentale è molto curata e ricercata. In quest’ambito va collocata la produzione di Schubert per pianoforte a quattro mani, scritta per amore, per dilettarsi con gli amici, per esplorare nuove possibilità formali, ricordando che dai suoi esordi come compositore Schubert si cimenta con questo linguaggio e prosegue fino alla fine della sua breve e fecondissima vita. Schubert ha dedicato al pianoforte a quattro mani tanta musica molto bella, anche leggera e leggerissima Ma l’elaborazione senza soluzione di continuità del primo e del terzo lavoro in locandina dimostrano un impulso fantasioso e formale che vuole forgiare nuovi mondi. Ugualmente la ripresa di elementi del primo movimento nell’ultimo della Fantasia avvia forse una ricerca della forma ciclica destinata a buona fortuna nel volgere dei decenni. Queste ed altre partiture di Schubert guardano in avanti, a Liszt ovviamente, più di quanto guardino ai classici dei suoi tempi, Mozart e Beethoven. Il “Divertimento” D. 818 op. 56, del 1818 edito da Cappi-Diabelli nel 1822 a Vienna, si lega alla biografia del compositore perché presenta un tema che il musicista avrebbe ascoltato presso gli Hesterhazy, durante un soggiorno nei loro possedimenti in Ungheria, intonato da una domestica; un tema presente pure in altro lavoro del musicista. Ascoltiamo un andante rapsodico, una marcia trascinante, un articolato rondò con suggestivi piccoli episodi, ed una conclusione sognante. Forse uno sguardo volto ad un Infinito alla maniera del coevo, ma sconosciuto a Schubert, Leopardi. Le “Variazioni” D.813 op.35 del 1824, edite nel 1825 da Sauer-Leiderdorf sempre a Vienna, ricordate dall’autore con altre sue pagine in una lettera al fratello, sono piuttosto difficili, dedicate ad una pianista molto brava, di cui Schubert era innamorato forse, comunque non ricambiato, e sono quanto mai varie, con straordinaria trasfigurazione del tema base. Nella grandiosa Fantasia D.940 op. 103 del 1828, anno della morte dell’autore, cui si è già accennato, i movimenti fluiscono l’uno nell’altro, e si può azzardare che aliti nel lavoro lo spirito di un sottaciuto poema sinfonico non orchestrato, e si deve tenere conto di quali fossero i pianoforti d’epoca, ma la partizione chiara in movimenti serba memoria del genere sinfonico e della sonata: vera musica romantica che trascende i generi. Nel primo movimento ci sono spunti di musica ungherese, nel secondo della musica italiana che impazzava a Vienna allora, poco apprezzata o proprio non capita da Schubert come da Beethoven, tracce di Paganini, secondo concerto, o Rossini addirittura, e ci sarebbe sotteso un duetto tra soprano e basso, via facendosi più complessa ed ammaliante l’intera partitura tra impennate drammatiche e momenti teneri e dotti. Il lavoro, presentato con successo dall’autore e con un amico, è stato edito da Diabelli nel 1829 ancora a Vienna .

* Questo testo non può essere riprodotto, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, in modo diretto o indiretto, temporaneamente o permanentemente, in tutto o in parte, senza l’autorizzazione scritta da parte dell’autore o della Associazione Alessandro Scarlatti

 

Giovedì 12 maggio2022 – Teatro Sannazaro – Maria Libera Cerchia e Antonello Cannavale piano duet

Giovedì 12 maggio 2022 – Teatro Sannazaro – ore 20.30
MARIA LIBERA CERCHIA E ANTONELLO CANNAVALE, piano duet
Franz Schubert: I capolavori per pianoforte a quattro mani
Franz Schubert (1797 – 1828)
Divertimento all’ungherese D.818 in sol minore op. 58
Otto Variazioni in la bemolle maggiore su un tema originale D.813 op. 35
Fantasia in fa minore D.940 op. 103
Il duo pianistico formato da Antonello Cannavale e Maria Libera Cerchia propongono alcuni dei capolavori del vastissimo repertorio che Franz Schubert dedicò al pianoforte a quattro mani.

biglietteria

ScarlattiLab Barocco

SCARLATTILAB BAROCCO
In collaborazione con il Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio San Pietro a Majella

Loreto Vittori: La Galatea, la prima opera rappresentata a Napoli

Ester Facchini, soprano Galatea
Leopoldo Punziano, tenore Aci, I Pastore
Carlo Feola, basso Nettuno, Giove, Polifemo
Danila Pia Abate, soprano Amore, Eco, II Pastore
Marina Meo, mezzosoprano Venere, Un Satiro
Cristina D’Alessandro, contralto Lucindo, III Pastore, Proteo

Marco Piantoni, Marco Rozza – violini
Manuela Albano – violoncello
Franco Pavan, Pierluigi Ciapparelli, Paola Ventrella – tiorbe
Angelo Trancone – clavicembalo
Alessandro De Carolis, Gennaro Caccialino – flauti dolci

ANTONIO FLORIO, direttore

La Galatea è un melodramma composto a Roma nel 1639 da un poeta e celebre cantante castrato di scuola romana, Loreto Vittori, ma ebbe la sua prima assoluta a Napoli, in un’esecuzione privata avvenuta nel 1644 nel palazzo dei nobili Spinelli di cariati presso l’attuale Piazza cariati (il libretto fu rivisto e ristampato più tardi a Spoleto, città natale di Vittori, nel 1655 forse per una nuova esecuzione di cui non resta notizia)
Il testo amplifica e complica il poema omonimo di Gabriello chiabrera che narra le vicende di Aci, Galatea e Polifemo (che nel primo Settecento sarebbero state musicate proprio a Napoli da Händel) e comprende canzonette e arie strofiche, recitativi, vari concertati e importanti interventi di un coro di solisti, offrendo momenti di lirismo e grande drammaticità. I Giornali di Napoli dettero ampio risalto alla rappresentazione del 1644 per cui La Galatea può essere considerata la prima opera in musica rappresentata a Napoli, anticipando di sei anni l’arrivo dell’opera “alla veneziana” proposta dal viceré d’Oñate dopo la Rivoluzione di Masaniello.

 

Concerto 5 maggio 2022 Riccardo Zamuner Emanuele Delucchi

Giovedì 5 maggio 2022 – Teatro Sannazaro – ore 20.30
RICCARDO ZAMUNER, violino
EMANUELE DELUCCHI, pianoforte

Serata Alberto Curci
César Franck (1822 – 1890)
Sonata in la maggiore per violino e pianoforte
Emilia Gubitosi (1887-1972)
Allegro appassionato per violino e pianoforte
* * *
Johannes Brahms (1833-1897)
Sonata n. 2 in la maggiore per violino e pianoforte op. 100
Karol Szymanowski (1882 – 1937)
Notturno e Tarantella op. 28

Serata Alberto Curci
Il concerto di stasera inaugura una serie di attività che l’Associazione Alessandro Scarlatti dedicherà, nel corso dei prossimi anni, alla straordinaria figura di violinista e didatta di Alberto Curci. Il suo temperamento instancabile e costantemente rivolto alla promozione di nuove iniziative culturali lo indussero all’età di 80 anni a dar vita alla “Fondazione Curci”, istituita il 12 novembre 1966 a Napoli con l’intento di stimolare e premiare l’attività artistica musicale mediante l’assegnazione di borse di studio a giovani studenti dei conservatori statali italiani. Nel 2019, in occasione del Centenario dell’Associazione Alessandro Scarlatti, la Fondazione Curci ha deciso di sciogliersi avviando la pratica di fusione per incorporazione con l’Associazione Alessandro Scarlatti e quindi il suo patrimonio, tra cui un appartamento di circa 100 metri quadrati sito a Napoli in Via Nardones 8, sarà utilizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti come sede dell’archivio storico dell’associazione, per attività di master, seminari, laboratori e ulteriori attività scientifiche e di ricerca.

Note di sala
di Tommaso Rossi*
I grandi capolavori sono il frutto – quando vedono la luce – dell’incontro non certo casuale ma straordinariamente raro di fattori che potrebbero anche essere considerati inconciliabili tra loro.
Come i matrimoni esaltano, a volte, la fusione di anime dotate di caratteri opposti, nel caso della Sonata per violino di César Franck (1822-1890) la “coincidentia oppositorum” si realizza, quasi miracolosamente, tra slancio melodico e contrappunto, semplicità e complessità, facilità della scrittura e ardito virtuosismo (qui soprattutto pianistico), insomma tra aspetti che raramente troviamo così ben addensati nella stessa opera. Tra l’altro, continuando nel gioco sul tema matrimoniale, fu proprio in un’occasione nuziale che ebbe luogo la prima esecuzione dell’opera. Si trattava delle nozze tra il violinista Eugène Ysaÿe (1858-1931), dedicatario dell’opera, con Louise Bourdau. Pur non presenziando personalmente al matrimonio, il compositore inviò per l’occasione il manoscritto della sonata tramite i comuni amici Charles Borde e l’eccellente pianista Marie-Lèontine Bordes-Pène la quale, su richiesta estemporanea di Ysaÿe, profondamente commosso per un dono definito «non solo per me, ma per l’umanità intera» accompagnò al pianoforte la prima e memorabile esecuzione a prima vista, durante il ricevimento di nozze.
Nella Sonata, che certamente è tra le creazioni di maggior peso del compositore francese – assieme alla Sinfonia in re minore, alle Variazioni sinfoniche, a Psyché, al Quintetto in fa minore, ai due grandi trittici per pianoforte – Franck realizzò una delle sintesi più compiute e felici degli “ingredienti stilistici” che caratterizzavano la sua personalissima estetica, fatta da un lato di un solidissimo bagaglio tecnico frutto della originale sintesi della cultura musicale dei secoli precedenti (ricordiamo che fu un grandissimo organista) e, dall’altro, di una straordinaria propensione verso il canto, oscillante – a sua volta – tra sensualità e misticismo. A lungo si è pensato che alla Sonata di Franck si ispirasse Marcel Proust quando, in À la recherche du temps perdu, creò un’immaginaria “Sonata di Vinteuil”, una composizione di un autore di fantasia – Vinteuil appunto – che Swann as-socia al proprio amore per Odette: forse perché la Sonata di Franck, composta nel 1886, ben incarna lo spirito del suo tempo, sospeso tra classicità e decadenza, tra la solida tradizione brahmsiana e le innovazioni armoniche wagneriane? La Sonata è – tecnicamente parlando – un esempio di “Sonata ciclica” – ovvero di brano costruito, in tutti e quattro i suoi movimenti, attraverso la prospettica elaborazione di alcuni frammenti melodici (tre nel caso specifico) che mirano, un po’ come il Leit-motiv wagneriano, a dare una forte consistenza all’impianto formale. Sarà Vincent d’Indy (1851-1931), allievo di César Franck, a pubblicare nel 1905 il trattato Cours de composition musicale, codificando le principe cyclique, quando il capolavoro del maestro, a quindici anni dalla scomparsa dell’autore, aveva già ottenuto un grande riscontro di pubblico e critica, riconosciuta come l’esempio più illustre di sonata ciclica, grazie all’estremo equilibrio, nel rapporto dialogico tra i due strumenti e alla chiarezza della struttura.
Se è assolutamente indimenticabile la vena melodica del primo tempo, un Allegretto ben moderato, in cui da subito è chiaro il ruolo importantissimo svolto dal pianoforte nel “cucire” il tessuto della composizione – in un dialogo costante con il violino e anche in una funzione totalmente solistica – il secondo tempo, ampio e drammatico, è caratterizzato da una continua tensione cromatica, amplificata dal tempestoso andamento del pianoforte, con cui il violino è chiamato a gareggiare, non tanto in virtuosismo, quanto nella capacità di imporsi a livello dinamico.
Nel terzo tempo l’idea di base è quanto di più lontano ci possa essere dalla idea di “musica da camera “- ovvero il melodramma -, con l’esplicito riferimento allo stile recitativo, che è nel titolo del movimento, e che vede protagonista assoluto il violino; le lunghe e rapsodiche cadenze del violino sono intervallate, nella prima sezione, dal tema ciclico espresso dal pianoforte solo. La seconda sezione affida al violino, accompagnato da arpeggi in terzine del pianoforte, un nuovo tema (che sarà poi ripreso nel quarto tempo) rielaborato più volte. L’intero movimento, fortemente modulante, ha il sapore di una preghiera disperata, contrastata da un destino avverso e drammatico. Tragica è la conclusione, che, dopo un fugace momento di luce (l’ultima frase), modula bruscamente nella tetra tonalità di fa diesis minore. A questo clima cupo risponde la gioiosa cantilena tematica del quarto tempo, una della più famose melodie violinistiche, che si innesta progressivamente su un sapiente gioco imitativo in cui protagonista è la struttura contrappuntistica, ma anche la capacità di costruire un progressivo crescendo, basato sull’accumulazione dei materiali musicali.
Le recenti celebrazioni del Centenario dell’Associazione Alessandro Scarlatti hanno riportato fortemente in evidenza la figura di Emilia Gubitosi (1887-1972), pianista, compositrice e didatta nonché ideatrice e fondatrice della nostra associazione. Figura per certi versi rivoluzionaria nella Napoli di inizio XX secolo ( fu la prima donna diplomata in composizione in Italia con una speciale licenza regia) alla Gubitosi è stata dedicata una parte importante della Mostra Musica Ininterrotta – 100 anni dell’Associazione Alessandro Scarlatti, realizzata da Aldo Di Russo a Villa Pignatelli nel 2019, nonché vari approfondimenti e studi storici sono stati pubblicati ne I Quaderni della Scarlatti, la rivista musicologica che la Scarlatti pubblica dal 2020 per la LIM (Libreria Musicale Italiana), ad opera, in particolare di Daniela Tortora. Alla Gubitosi è stato dedicato anche un graphic novel, frutto dell’inventiva della sceneggiatrice Chiara Macor.
Se l’impegno assoluto e la devozione che la Gubitosi (unitamente con il marito Franco Michele Napolitano) hanno profuso nell’attività organizzativa della “Scarlatti” hanno probabilmente, nel tempo, offuscato il ricordo e il valore della sua attività concertistica e compositiva, è necessario qui ricordare come, agli inizi del XX secolo Emilia avesse ormai conquistato un ruolo importante sia come interprete che come compositrice, in particolare in ambito operistico (Gardenia Rossa, Ave Maria, Nada Delwig, Fatum). Fu negli anni della prima guerra mondiale che i suoi interessi mutano a favore del repertorio sinfonico e cameristico (si veda innanzitutto il Concerto per pianoforte e orchestra del 1917), con riferimenti stilistici alla produzione martucciana e a quella del venerato maestro dei maestri, Ildebrando Pizzetti, con cui la Gubitosi intrecciò un nutrito epistolario, oggi conservato presso la l’archivio della Fondazione Franco Michele Napolitano e affettuosamente curato da Maria Sbeglia e Umberto Zamuner. L’Allegro appassionato, nato originariamente come composizione per violino e orchestra, dimostra tutta la sensibilità della Gubitosi per il violino, strumento suonato dalla sorella Elsa, che pure svolse un’importante carriera di solista all’ inizio del Novecento (suonò in duo, tra gli altri, con Alfredo Casella).
Nella storia della produzione violinistica il 1886 è davvero un anno particolare, perché vi vede la luce anche la Sonata op. 100 di Johannes Brahms, il secondo, in ordine cronologico, dei capolavori scritti dal compositore tedesco per violino e pianoforte. In realtà Brahms aveva scritto molto per questo strumento anche in gioventù, ma, insoddisfatto del suo lavoro, aveva distrutto ogni traccia di questo precoce interesse per lo strumento. Certamente le tre Sonate superstiti hanno un tratto assai poco “violinistico”, intrise come sono di uno spirito tutto influenzato dalla dimensione liederistica, da una amabilità melodica, da un tratto di «serena e affettuosa cordialità» che proviene dal riferimento a istanze intimistiche, ben tratteggiate, ad esempio, dai Lieder Wie Melodien zieht op.105 n.1 e Komm bald op. 97 n. 5, i cui testi ben mostrano il clima poetico in cui Brahms è immerso in quella stagione della sua maturità musicale che coincide con la fine degli anni ’80 dell’’800. In particolare il primo dei due Lied sembra quasi un manifesto poetico:
«Come una melodia mi attrae dolcemente attraverso i sensi, e fiorisce come fiori di primavera e si libra nell’aria come un profumo. Ora segue la parola, l’afferra e conduce innanzi all’occhio, impallidisce come il grigiore della nebbia e svanisce come un alito. E sì nasconde poi nel verso un profumo che uno sguardo inumidito dal pianto evoca dolcemente da un segreto germoglio».
Brahms, che scrive la Sonata op. 100 immerso nel silenzio delle montagne svizzere di Thun («Ogni cosa in questi luoghi mi dà l’emozione di un canto assoluto», confessò) mostra qui tutte le sue doti intimistiche, caratterizzate da amabilità colloquiale e tenerezza lirica. D’altronde la parola amabile definisce il titolo del primo movimento, «nel quale un tranquillo motivo cullato nel tempo di 3/4, viene disegnato dagli accordi del pianoforte con l’inserimento di brevi code melodiche del violino, per poi essere riesposto con ruoli invertiti tra i due strumenti». Il secondo tempo, costruito sulla alternanza tra una sezione più lenta e una più veloce, sviluppa anche spunti tematici popolareschi, ed è costruito su una forma assai singolare che segue lo schema ABABA, sezioni in Andante tranquillo, liricamente terso, e sezioni in Vivace, dal carattere di danza (quasi uno Scherzo alla Mendelssohn), fra loro contrastanti ma tematicamente correlate. L’Allegretto grazioso che conclude la composizione è un Rondò i cui tre episodi non contrastano ma riprendono linearmente il cantabile motivo del refrain; è in questo movimento che si impone il clima liederistico di tutta la composizione anche grazie al calore della linea violinistica, spostata verso il registro grave.
Una fascinosa melodia di bicordi di quinta, affidata al violino, apre, sul tappeto degli scuri accordi del pianoforte, il Notturno del compositore polacco Karol Szymanowski (1882-1937), musicista di grande talento e apertura culturale, uno dei protagonisti assoluti della musica polacca del XX secolo.
Aperto alle istanze dell’impressionismo francese e dell’espressionismo tedesco, Szymanowski dedicò al violino alcune opere particolarmente significative tra cui la Sonata in re minore op. 9, i Tre Capricci di Paganini op. 40, Mity, mini-suite in tre movimenti ispirata alla figure mitologiche di Aretusa, Narciso e Pan, e , appunto, il Notturno e Tarantella, che segue il modello di molte composizioni cameristiche di fine Ottocento-inizio Novecento per strumento solistico e pianoforte, articolate nella forma breve del dittico (pensiamo ad esempio alla Sicilenne et Burlesque o alla Barcarola e Scherzo di Alfredo Casella). Il brano, di sicuro effetto, punta sull’estroversione e sulle capacità di suono dell’interprete solista nella realizzazione del fascinoso tema contenuto nell’Allegretto scherzando del Notturno e sull’impatto ritmico brillantissimo della Tarantella, brano dove Szymanowski trova soluzioni originali e capaci di rinnovare una forma grandemente utilizzata nel corso del XIX secolo.

* Questo testo non può essere riprodotto, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, in modo diretto o indiretto, temporaneamente o permanentemente, in tutto o in parte, senza l’autorizzazione scritta da parte dell’autore o della Associazione Alessandro Scarlatti

Giovedì 5 maggio 2022 – teatro Sannazaro – Riccardo Zamuner Emanuele Delucchi

Giovedì 5 maggio 2022 – Teatro Sannazaro – ore 20.30
RICCARDO ZAMUNER, violino
EMANUELE DELUCCHI, pianoforte
Serata Alberto Curci
César Franck (1822 – 1890)
Sonata in la maggiore per violino e pianoforte
Emilia Gubitosi (1887-1972)
Allegro appassionato per violino e pianoforte
* * *
Johannes Brahms (1833-1897)
Sonata n. 2 in la maggiore per violino e pianoforte op. 100
Karol Szymanowski (1882 – 1937)
Notturno e Tarantella op. 28

Il concerto di stasera inaugura una serie di attività che l’Associazione Alessandro Scarlatti dedicherà, nel corso dei prossimi anni, alla straordinaria figura di violinista e didatta di Alberto Curci. Il suo temperamento instancabile e costantemente rivolto alla promozione di nuove iniziative culturali lo indussero all’età di 80 anni a dar vita alla “Fondazione Curci”, istituita il 12 novembre 1966 a Napoli con l’intento di stimolare e premiare l’attività artistica musicale mediante l’assegnazione di borse di studio a giovani studenti dei conservatori statali italiani. Nel 2019, in occasione del Centenario dell’Associazione Alessandro Scarlatti, la Fondazione Curci ha deciso di sciogliersi avviando la pratica di fusione per incorporazione con l’Associazione Alessandro Scarlatti e quindi il suo patrimonio, tra cui un appartamento di circa 100 metri quadrati sito a Napoli in Via Nardones 8, sarà utilizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti come sede dell’archivio storico dell’associazione, per attività di master, seminari, laboratori e ulteriori attività scientifiche e di ricerca.

biglietteria

Concerto 28 aprile 2022 Maria Pia De Vito Rita Marcotulli Luca Aquino

 

Giovedì 28 aprile 2022 – Teatro Acacia – ore 20.30
MARIA PIA DE VITO voce, live electronics
RITA MARCOTULLI pianonoforte, live electronics
LUCA AQUINO tromba, live electronics
A still Volcano Life

Emily Dickinson (1830 – 1886)
A still Volcano Life

A still – Volcano – Life –
That flickered in the night –
When it was dark enough to do
Without erasing sight –

A quiet – Earthquake Style –
Too subtle to suspect
By natures this side Naples –
The North cannot detect

The Solemn – Torrid – Symbol –
The lips that never lie –
Whose hissing Corals part – and shut – 
And Cities – ooze away –

Una silenziosa vita di Vulcano —
Che fluttuava nella notte –
Quando era buio abbastanza per fare
A meno della vista che cancella –
Un quieto Stile di Terremoto –
Troppo sottile per far insospettire
Nature di questo lato di Napoli
Che Il Nord non sa distinguere
Il Solenne – Torrido – Simbolo –
Le labbra che non mentono mai
I cui sibilanti Coralli si separano – e si serrano –
E Città – dissolvono

“A still volcano life “, una tranquilla vita da vulcano, è il titolo di una sorprendente poesia-autoritratto di Emily Dickinson.
Rappresenta un certo modo di essere vivi :la vita di una poeta ,le cui labbra “non mentono mai”, fatta di una ‘attività sismica così “sottile” che quelli a nord o dall’altra parte dell’oceano rispetto al Vesuvio non possono rilevarla. Eppure un solo fiato delle sue labbra , che non mentono mai ,possono spazzare via intere città.
E’ la poesia che ha dato il via all’ispirazione per questo progetto ,che parla-canta- suona intorno alla creatività femminile, e vuole portare alla vista e all’udito la luce calda della vita interiore di poetesse quali la Dickinson, cantanti poetesse quali Sidsel Endresen, o ispirandoci al lavoro di artiste quali Edna st. Vincent Millay, e celebrando artisti che intorno alle donne hanno scritto. Ci saranno composizioni e testi originali scritte da Rita Marcotulli e Maria Pia De Vito ,che hanno vissuto insieme anni di avventure musicali e tornano con piacere a suonare insieme in un progetto tutto nuovo.
Complice in questo concerto è Luca Aquino, trombettista dal suono caldo , naturale , avventuroso e libero da briglie stilistiche, che partecipa della passione per l’improvvisazione la creazione di soundscape elettronici .
Maria Pia De Vito

Biglietteria