Associazione Alessandro Scarlatti
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Giovedì 31 marzo 2022 – Andrea Lucchesini e Giovanni Bietti

Un concerto all’insegna dell’incontro tra musica e divulgazione musicale con la presenza di un grande pianista italiano come Andrea Lucchesini e un ormai famoso “narratore” dei fatti musicali come Giovanni Bietti. Il tema è un excursus nella “forma sonata” e condensa un secolo di musica pianistica accostando, in un percorso che si svolge a ritroso nel tempo, la sonata di Liszt e uno dei capolavori del Beethoven della maturità, l’op. 109.

biglietteria

MusiCasanova 2023-24

Anche quest’anno il progetto MusiCasanova volge al termine. Nato nel 2017  grazie alla collaborazione con Intesa Sanpaolo,  il progetto apre il rapporto con una scuola nel quartiere della Sanità, l’ Istituto Comprensivo  Casanova-Costantinopoli,  intraprendendo un lavoro  sull’inclusione e l’autostima attraverso l’educazione musicale seguendo le linee guida del cosiddetto “Metodo Abreu”  in cui la introduzione alla musica non avviene per passaggio di competenze, ma attraverso una “immersione” totale del bambini nella musica attraverso un metodo che riunisce differenti esperienze didattiche musicali rendendo  subito il bambino protagonista di un risultato e mettendolo subito in condizione di ricavare una musica condivisibile con altri. Particolare spazio viene anche dato alla valorizzazione della  multiculturalità proponendo la realizzazione di brani di tutto il mondo e contemporaneamente stimolando i bambini stessi a proporre brani della loro cultura familiare e d’origine. A bambine e bambini viene quindi proposta una offerta didattica  “hands-on”  seguendo l’assunto di Amnesty International  secondo il quale “i bambini imparano quello che vivono”.  

Martedì 4 giugno il progetto 2023-24 si conclude con il saggio finale presso la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli di Napoli: protagonisti le classi IV e V dell’ I.C. Casanova-Costantinopoli guidati dai maestri Alessandro de Carolis e Auli Kokko, parte integrante del progetto e coordinati da Giusi Zippo.

 

 

 

Suoni in Archivio

Suoni in Archivio è l’ultima nata tra le rassegne dell’Associazione Alessandro Scarlatti.

Una nuova stagione che vede l’importante collaborazione con l’Archivio di Stato di Napoli,  un’istituzione di straordinaria importanza culturale, che sempre di più si sta aprendo alla città e, particolarmente, alle attività musicali. Quattro appuntamenti nei quali si rinnova la collaborazione con il Conservatorio Giuseppe Martucci di Salerno con protagonisti i migliori allievi delle scuole di pianoforte del Conservatorio salernitano grazie al coordinamento del Maestro Costantino Catena, docente presso quel Conservatorio. I giovani protagonisti impegnati con due classici del grande Romanticisimo, Schumann e Chopin, cardini del repertorio pianistico, avranno la possibilità di utilizzare lo splendido pianoforte Steinway del 1901, che la grande pianista Kiki Bernasconi ha donato all’Archivio, con il precipuo scopo di utilizzarlo in attività concertistiche: uno strumento di grande pregio ma anche di grandissimo valore storico.  

La rassegna si avvale del prezioso patrocinio della 

 

 

 

Programma:

Giovedì 13 giugno 2024 – ore 17.00

DAVIDE CESARANO, pianoforte

GIANLUCA BUONOCORE, pianoforte

musiche di Robert Schumann e Fryderyk Chopin 

 

Venerdì 21 giugno 2024 – ore 17.00

FRANCESCO NAVELLI, pianoforte 

FRANCESCO PIO BAKIU, pianoforte

musiche di Fryderyk Chopin 

 

Giovedì 27 giugno 2024 – ore 17.00

LORENZO VILLANI, pianoforte

FEDERICO CIRILLO, pianoforte

musiche di Robert Schumann

 

Giovedì 4 luglio 2024 – ore 17.00

LUCA APICELLA, pianoforte

GIANANTONIO FRISONE, pianoforte

musiche di Robert Schumann e Fryderyk Chopin 

 

Ingresso gratuito con prenotazione 

PRENOTA ORA

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Stagioni del Barocco 2024

Per il secondo anno consecutivo torna  “Le Stagioni del Barocco” una mini-serie di concerti che focalizzano l’attenzione sullo straordinario patrimonio organistico di Aversa e dei comuni dell’agro aversano. Quest’anno la scelta cade sugli organi settecenteschi delle chiese della Parrocchia dei SS. Filippo e Giacomo – Chiesa della Madonna di Casaluce e della Abbazia di Santa Maria ad Nives di Casaluce, entrambi costruiti da una delle botteghe organare più importanti della Napoli barocca, quella della famiglia De Martino. L’interesse dell’Associazione Alessandro Scarlatti per la valorizzazione degli organi campani è testimoniato dalla venticinquennale attività della rassegna organistica “Organi storici della Campania”, che da cinque lustri programma la musica organistica nel ricordo della storica figura di Franco Michele Napolitano, che fu direttore artistico dell’Associazione Alessandro Scarlatti nella prima metà del XX secolo.

Ospiti di quest’edizione Mauro Castaldo e Giuseppe Cirillo che affronteranno repertori molti diversi ed affascinanti. Mauro Castaldo, che all’eccellenza delle sue qualità musicali unisce la grande conoscenza degli strumenti storici, propone sull’organo dell’Abbazia di Casaluce un excursus nel repertorio inglese tra XVII e XVIII secolo, l’epoca di Henry Purcell e di Georg Friedrich Händel, con l’esecuzione anche di due rarità del grande musicologo-compositore Charles Burney, autore del famoso “Viaggio musicale in Italia”.

Il secondo concerto, ad opera del giovanissimo Giuseppe Cirillo, fa parte del progetto Costellazione Jommelli e vede l’esecuzione di musiche dei contemporanei del grande compositore aversano (di cui quest’anno si celebra il duecentocinquantesimo anniversario della morte) come Domenico Cimarosa e Fedele Fenaroli (allievo di Francesco Durante e Pietro Antonio Gallo).

Gli eventi sono ad ingresso gratuito senza prenotazione.

La rassegna è organizzata in collaborazione con  

 

Programma:

Giovedì 16 maggio 2024 ore 19.30 – Abbazia Santa Maria ad Nives di Casaluce

Mauro Castaldo, organo

musiche di Henry Purcell, Maurice Greene, George F. Handel, John Stanley, Samuel Wesley, Charles Burney. 

 

Mercoledì 22 maggio 2024 ore 19.30 – Parrocchia dei Santi Filippo. Giacomo (Chiesa della Madonna di Casaluce)

Giuseppe Cirillo, organo

musiche di Antonio Valente, Antonio De Cabezòn, Fedele Fenaroli, Carlos Seixas, Nicola Porpora, Felix Maximo Lopez, Domenico Cimarosa. 

 

 

 

 

 

 

Domenica con Musica!

Dal 7 aprile al 26 maggio 2024 parte Una domenica con Musica!, una nuova rassegna organizzata in collaborazione con la Direzione regionale Musei Campania.  Sei appuntamenti a Villa Pignatelli, a Napoli la domenica mattina. Concerti, reading e performances improntati alla ricerca su repertori poco noti, sulla interazione tra musica e altre arti (teatro, danza) con una prevalenza di giovani eccellenze di livello internazionale e nazionale.  L’iniziativa, che prosegue la storica collaborazione tra Associazione Alessandro Scarlatti e la Direzione regionale Musei Campania, sostenuta dal MIC e dalla Regione Campania si giova del patrocinio della Fondazione Emiddio Mele. 

Il progetto si avvale anche della collaborazione con Le Dimore del Quartetto e il Progetto europeo MERITAwhere chamber Music, cultural hERItage and TAlent meet, che ha come obiettivo principale quello di aumentare la visibilità e la mobilità dei quartetti d’archi europei professionisti emergenti rappresentando così un importante passo in avanti per l’industria musicale europea. 

Inaugurazione il 7 aprile con il duo formato da Giulia Lepore (soprano) e Alba Brundo (arpa), impegnate in un programma intitolato Musiche dal Mondo un viaggio variegato e stimolante tra passato e contemporaneità nella lirica da camera cantata in più lingue. La seconda data, quasi per contrasto, propone lo sperimentale Dancing on strings del Sonoro Quartet, ensemble belga tra i vincitori del progetto europeo MERITA. A dialogare con il giovane quanto ormai affermato quartetto, il danzatore Giacomo Calabrese, esperto performer e improvvisatore. Il terzo appuntamento, Father and Son – Inseguendo Chet Baker, vede la parola accostarsi alla musica, con il reading scritto da Stefano Valanzuolo sulla figura del grande jazzista, con la voce recitante di Antonello Cossia e le re-interpretazioni delle musiche ad opera di Enrico Valanzuolo (tromba) e Francesco Scelzo (chitarra). La rassegna prosegue con un quartetto d’archi di livello internazionale,  l’Adam Quartet, proveniente dall’Olanda, (anch’esso vincitore del progetto MERITA) in un concerto che mette a confronto le Sette ultime parole di Cristo sulla Croce di Haydn con la poesia di Samuel Beckett e un brano del compositore contemporaneo inglese Barry Guy, ispirato allo stesso Beckett. Ancora testo e musica nel quinto appuntamento, tutto giocato sulla libera riproposizione del Manfred di Byron, con adattamenti musicali realizzati sulla chitarra dell’800 da Duilio Meucci e la voce recitante di Massimo Finelli. Chiude la rassegna il Quartetto Mitja, con una proposta che accosta a Donizetti e Mendelssohn la musica di Gianfrancesco Malipiero, uno dei grandi compositori del ‘900 italiano.

 

Programma: 

Domenica 7 aprile ore 11.00

Melodie dal Mondo

Duo Colbran

Giulia Lepore, soprano 

Alba Brundo, arpa

musiche di Giovanbattista Pergolesi, Giovanni Paisiello, Nicola Antonio Zingarelli, Federico Moretti, Aleksandr Aleksandrovič Aljab’ev, Isabella Colbran, Manuel De Falla, Luciano Berio, Eva Dell’Acqua, Leonard Bernstein.

 

Domenica 14 aprile ore 11.00

Dancing on strings

Giacomo Calabrese, danza

Sonoro Quartet

Sarah Jégou-Sageman, violino

Jeroen De Beer, violino

Séamus Hickey, viola

Léo Guiguen, violoncello

musiche di Franz Joseph Haydn e Béla Bartók

 

Domenica 21 aprile ore 11.00

Father and Son. Inseguendo Chet Baker

Antonello Cossia, voce recitante

Francesco Scelzo, chitarra

Enrico Valanzuolo, tromba

Testo di Stefano Valanzuolo, musiche di Chet Baker

 

Domenica 5 maggio ore 11.00

What’s the word?

Adam Quartet

Margot Kolodziej,  violino

Hannelore De Vuyst, violino

Minna Svedberg, viola

Renée Timmer, violoncello

musiche di Pelham Humfrey, Barry Guy, Pelham Humfrey, Franz Joseph Haydn

Letture di Samuel Beckett e Margot Kolodziej

 

Domenica 19 maggio ore 11.00

Frammenti su Tutto (il Manfred)

Massimo Finelli, voce recitante

Duilio Meucci, chitarra romantica

Renato Grieco, regia del suono ed effetti sonori

testi tratti da William Shakespeare, Lord Byron, Carmelo Bene

musiche tratte da Johann Kaspar Mertz, Napoleon Coste, Robert Schumann

 

Domenica 26 maggio ore 11.00

Echi lirici

Quartetto Mitja

Giorgiana Strazzullo, violino

Lorenza Maio, violino

Carmine Caniani, viola

Veronica Fabbri Valenzuela, violoncello

musiche di Gaetano Donizetti, Gian Francesco Malipiero, Felix Mendelssohn.

 

Villa Pignatelli – Riviera di Chiaia 200, Napoli

Posto Unico 10€ | ridotto 5€

Acquistabili da 1h del concerto presso il botteghino di Villa Pignatelli

Su Azzurro Service – ACQUISTA ORA

 

ScarlattiDay

Il 9 maggio sarà ScarlattiDay!

Maggio è il mese di Alessandro Scarlatti, che nacque a Palermo, il 2 maggio del 1660 e quest’anno come ogni anno festeggiamo il nostro compositore eponimo dedicandogli  un’intera giornata, Scarlatti Day,  il prossimo 9 maggio presso la Chiesa dei SS. Marcellino e Festo in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II di Napoli.

 > Alle ore 11.00 vi sarà una articolata e ricchissima presentazione di due volumi molto importanti per ricostruire la storia della musica strumentale a Napoli tra XVII e XVIII secolo:  “Marchitelli, Mascitti e la musica strumentale napoletana tra Sei e Settecento” uscito per LIM nel 2023 curato da Guido Olivieri e del recentissimo “String Virtuosi in Eighteenth-Century Naples” dello stesso Guido Olivieri, pubblicato nel 2024 da Cambridge University Press nel 2024.

Partecipano all’incontro Marco Bizzarini, Dinko Fabris, Antony DelDonna, Antonio Florio, Tommaso Rossi e Guido Olivieri. L’incontro si svolge nell’ambito delle attività del progetto Costellazione Jommelli.

> Alle ore 17.00 spazio alla musica dello ScarlattiLab, il progetto diretto da Antonio Florio in collaborazione con Dinko Fabris è tutto dedicato, in ideale prosecuzione con la mattinata di studio, alla musica strumentale con l’esecuzione di quattro concerti grossi e due concerti per clavicembalo del grande compositore palermitano, solista Angelo Trancone.

Lo ScarlattiLab,  creato dall’Associazione Alessandro Scarlatti nel 2011, è un progetto di formazione in collaborazione con il Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio San Pietro a Majella e offre agli studenti del Master e dei corsi di biennio e triennio la possibilità di approfondire la prassi esecutiva e i repertori, creando un circolo virtuoso tra formazione e pratica concertistica.

Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti senza prenotazione.

 

Grande Musica a San Giorgio 2024

Per il terzo anno consecutivo l’Associazione Alessandro Scarlatti di Napoli, l’ente concertistico più antico del Mezzogiorno in attività, dedica alla città di Salerno alcuni appuntamenti musicali di rilievo nello splendido scenario della Chiesa di San Giorgio, uno dei più antichi insediamenti religiosi della città di Salerno, luogo speciale rifulgente di opere d’arte ma anche spazio acustico di straordinario fascino, particolarmente adatto ad accogliere la musica.

L’ Edizione 2024 di Grande Musica a San Giorgio si svolge all’insegna di una grande varietà di percorsi, ma certamente con una forte attenzione a due elementi: la voce e il repertorio pianistico.

Sono infatti due gli appuntamenti che metteranno in evidenza il repertorio vocale : l’inaugurazione della rassegna (6 aprile) ha per protagonista il MinimoEnsemble, duo formato da Daniela del Monaco (contralto) e Antonio Grande (chitarra), che propone un interessantissimo excursus intitolato Napoli dai Borbone ai Savoia, incentrato sul grande repertorio della canzone napoletana, da Paisiello a E. A. Mario; a questo concerto si aggiunge un altro appuntamento (20 aprile) con le Melodie dal Mondo proposte dal Duo Colbran, formato da Giulia Lepore (soprano) e Alba Brundo (arpa). Qui il viaggio musicale proposto spazia, nel tempo e nello spazio, tra Pergolesi e Bernstein, fino a Luciano Berio, in un caleidoscopio di suoni, tradizioni e lingue diverse, passando attraverso compositori provenienti dall’Italia, dal Belgio, dalla Russia, dagli Stati Uniti, dalla Spagna, dal Belgio. Il pianoforte è poi il protagonista del secondo concerto della rassegna di aprile, quello del giorno 13. Il pianoforte-poeta è il titolo che Costantino Catena, presenza costante nella programmazione dell’Associazione Alessandro Scarlatti e virtuoso d’eccezione, ha dato a un recital in cui la materia poetica è la principale fonte di ispirazione dei tre grandi compositori romantici eseguiti: Chopin, Liszt e Schumann. Come scrive Costantino Catena «L’abitudine di utilizzare fonti letterarie per la musica si sviluppa particolarmente nel Romanticismo, epoca in cui la riflessione filosofica giunge alla conclusione che il linguaggio musicale rappresenta un livello superiore di comunicazione. La particolare attenzione al mondo emotivo, con i suoi contorni fluidi, il risveglio dell’interesse sull’inconscio tipico dei romantici, rendono evidente i limiti della parola e mettono al centro la musica, che arriva a comunicare anche là dove il linguaggio verbale deve arrestarsi».

 

Sabato 6 aprile ore 19.30

Napoli dai Borbone ai Savoia  Canzoni e Arie in lingua napoletana

Duo minimoEnsemble

Daniela del Monaco, contralto

Antonio Grande, chitarra

 Musiche di Giovanni Paisiello, Pietro Labriola, Saverio Mercadante, Filippo Campanella Gaetano Donizetti, Francesco Paolo Tosti, Vincenzo Valente, E.A. Mario.

 

Sabato 13 aprile ore 19.30

Il Pianoforte – Poeta

Costantino Catena, pianoforte

Musiche di Franz Liszt, Robert Schumann e Fryderyk Chopin

 

Sabato 20 aprile ore 19.30

Melodie dal Mondo

Duo Colbran

Giulia Lepore, soprano 

Alba Brundo, arpa

Musiche di Giovanbattista Pergolesi, Giovanni Paisiello, Nicola Antonio Zingarelli, Federico Moretti, Aleksandr Aleksandrovič Aljab’ev, Isabella Colbran, Manuel De Falla, Luciano Berio, Eva Dell’Acqua, Leonard Bernstein

 

Si ringrazia la Fondazione Alfano I

 

Chiesa di San Giorgio – Via Duomo 19, Salerno

Posto Unico 5€

Acquistabili da 1h del concerto presso la Chiesa di San Giorgio

Su Azzurro Service – Acquista ora

 

 

Concerto 11 aprile

 IAN BOSTRIDGE, tenore
CAPPELLA NEAPOLITANA
ANTONIO FLORIO, direttore

Tormento d’Amore
 

Francesco Cavalli – Recitativo e Aria di Alessandro: “io resto solo”; “Misero così va” da “Eliogabalo”

Alessandro Stradella – Aria di Crudarte “Soffrirà, spererà” da “Il Corispero”

Antonio Cesti – Sinfonia da “Argia”; Aria di Polemone “Berenice, ove sei ?”  da “Il Tito”

Antonio Sartorio – Sinfonia da “Orfeo”

Francesco Provenzale – Aria di Armidoro “Deh rendetemi ombre care” da “La Stellidaura”;  Sinfonia da “Il Schiavo di sua moglie”; Aria di Selim “Che speri mio core” da “Il Schiavo di sua moglie”

Cristofaro Caresana –  Aria del Principe “ Tien ferma fortuna” da “Le avventure di una fede”

Giovanni Legrenzi –  Sinfonia da “Il Totila”

Leonardo Vinci – aria di Cosroe “Gelido in ogni vena” da “Siroe”

Nicola Fago –  Aria di Moisè “ Nuove straggi” da “Il Faraone sommerso”; Sinfonia da “Il Faraone sommerso”

Leonardo Vinci – aria di Cosroe “Se il mio paterno amore” da “Siroe”;  sinfonia da “Partenope” (1725)

Antonio Vivaldi – aria “Gelido in ogni vena” da “Il Farnace”

 

Il progetto proposto dal grande tenore inglese Ian Bostridge e da Antonio Florio con la sua Cappella Neapolitana è un viaggio di andata e ritorno all’interno dei due grandi poli della musica barocca tra XVII e XVIII : Napoli e Venezia. Viene esplorato il grande repertorio scritto espressamente per la voce di tenore: un itinerario lungo circa un secolo che è confluito in una recente e pluri-premiata registrazione per l’etichetta Virgin Classics. 

 

 

 

Concerto 4 aprile

 

FILIPPO GORINI, pianoforte
I SOLISTI AQUILANI

Nino Rota – Concerto per archi;

Ludwig van Beethoven – Concerto n. 3 in do minore op. 37 per pianoforte e orchestra;

Benjamin Britten – Simple Symphony op. 4

 

Note di sala

di *Pierpaolo de Martino

 

Nino Rota – Concerto per archi

«Ogni problema mi interessa, essendo curioso di vedere come può esser risolto, indipendentemente dal giudizio di valore che potrei dare sulle cose»: in quest’affermazione può essere riassunto l’atteggiamento con cui Nino Rota (1911-1979) si accostò ai generi musicali più disparati, rendendosi disponibile a esperienze nei nuovi ambiti del cinema, della radio e della televisione, senza tuttavia mai dimenticare i contesti e le istituzioni più tradizionali. Per la maggior parte del pubblico il suo nome resta prevalentemente legato alle numerosissime colonne sonore realizzate al fianco di alcuni grandi registi, ma in tempi relativamente recenti sempre più diffuse si stanno facendo esecuzioni e analisi storico-critiche della restante parte della sua ricchissima produzione. Dopo l’adolescenziale Concerto per violoncello, del 1925, Rota tornò a interessarsi alla forma del concerto nel secondo dopoguerra, prima con il Concerto per arpa (1951) e poi, soprattutto, con il Concerto per pianoforte e orchestra, scritto nel 1960 per Arturo Benedetti Michelangeli (che tuttavia non lo eseguì mai), capostipite di una lunga serie di altri lavori consimili. Il genere in effetti apriva per Rota un campo di azione non dissimile da quello cinematografico nel mettere alla prova il suo gusto di muoversi entro perimetri d’azione circoscritti da “regole del gioco” molto vincolanti. D’altronde il concerto si dimostrava a quel tempo una delle più solide e resistenti eredità dell’Ottocento, alla quale andavano attingendo anche esponenti delle avanguardie seriali e post-seriali: un genere alla cui fortuna contribuivano in pari misura le ambizioni degli strumentisti, il gradimento del pubblico, le convenzioni dello spettacolo musicale. Il rinnovato interesse di Rota per la forma-concerto si può dunque motivare guardando al panorama musicale italiano degli anni Cinquanta-Sessanta, nel quale l’impetuosa impennata dell’offerta concertistica andava di pari passo con la crescita del pubblico: di qui le diverse committenze di strumentisti, amici e colleghi che vennero ponendo Rota di fronte a problemi tecnici e musicali di volta in volta differenti, sfide accattivanti per la sua curiosità innata. Fu proprio su commissione di un gruppo famoso, I Musici di Roma, che nel 1964-65 Rota compose una delle sue pagine strumentali oggi più eseguite, il Concerto per archi,pressoché coevo delle colonne sonore firmate per capolavori come Il Gattopardo, Otto e Mezzo, Giulietta degli spiriti. Composto di quattro brevi movimenti tra loro collegati da ricorrenze tematiche, il Concerto si muove con leggerezza e disinvoltura fra tradizioni ed epoche diverse, dal concerto grosso alla serenata ottocentesca, da Bach alle avanguardie storiche. L’apertura è affidata a un Preludio neo-barocco, in due parti di carattere contrastante, che lascia presto il campo a uno Scherzo il cui passo leggero assomiglia a quello di un Valzer nostalgico, con due sezioni solistiche; segue l’Aria, un neoclassico omaggio al celeberrimo secondo movimento della terza suite orchestrale di Bach, e infine l’indiavolato e fulmineo Allegrissimo conclusivo, che si proietta nell’orbita di Prokofiev.

 

Ludwig van Beethoven – Concerto per pianoforte e orchestra in do minore n. 3 op.37

Nell’ideale itinerario descritto dai cinque Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven, il Terzo rappresenta un momento cruciale, nel suo mettere in discussione i passi compiuti fino a quel momento e, allo stesso tempo, nell’aprire una linea di sviluppo che, con i due concerti successivi, avrebbe dato luogo a esiti rimasti punti di riferimento ineludibili per tutto l’Ottocento. Beethoven stesso alluse a tale momento di svolta in una lettera all’editore Hoffmeister del dicembre del 1800 nella quale scriveva di aver terminato «un Concerto per pianoforte che certo non pretendo di far passare come uno dei miei migliori [il secondo op.19], così come un altro che sarà pubblicato qui da Mollo [il primo op.15], perché i migliori li tengo ancora per me, per il prossimo viaggio che farò»: con l’ultima frase il compositore si riferiva proprio al Terzo Concerto che doveva essere allora largamente  abbozzato e che tuttavia venne ultimato e dato alle stampe solo nel 1804. Ancora alla prima esecuzione pubblica, avvenuta a Vienna il 5 aprile 1803, la parte pianistica non era finita, stando a quanto avrebbe ricordato Ignaz von Seyfried che ebbe l’incarico di voltare le pagine a Beethoven in quell’occasione: «la cosa era più facile a dirsi che a farsi: non vedevo davanti a me quasi altro che fogli vuoti; tutt’al più qualche spunto da servire come promemoria, incomprensibile per me come un geroglifico egiziano». La lentezza con cui il Concerto op.37 venne portato a termine può essere messa in relazione con la fase di crisi attraversata da Beethoven in un lasso di tempo segnato dalla scoperta della sordità, dallo sfortunato amore per Giulietta Guicciardi e dai propositi di suicidio (testamento di Heiligenstadt, ottobre 1802); una crisi coincidente – secondo Maynard Solomon – col secondo importante periodo di transizione della creatività beethoveniana che il  Terzo Concerto,  nella sua nella sua stessa singolare fisionomia, sembra ben rappresentare. L’unico in modo minore dei concerti scritti da Beethoven in effetti volta in parte le spalle alla spumeggiante brillantezza esibita nei due lavori precedenti e reinterpreta la concezione formale del concerto classico, estendendone le dimensioni e forzandone i limiti anche a costo di squilibri (non di rado rimarcati nella successiva tradizione critica). Il confronto con il Concerto in do minore K. 491 di Mozart, dal quale derivano la tonalità, reminiscenze motiviche e diversi particolari della scrittura, è in tal senso significativo: malgrado le parentele, il concerto beethoveniano anche a un ascolto distratto appare abbastanza distante dal proprio modello di partenza:  diversa è l’impostazione drammaturgica – primo atto drammatico, secondo atto contemplativo, terzo atto giocoso con finale ottimistico; diverso è anche il modo in cui viene inteso  il rapporto fra solista e orchestra, spesso proiettato in una dimensione antagonistica. Il che è soprattutto vero nell’Allegro con brio, drammatico e marziale, dove all’introduzione orchestrale che è un pezzo chiuso, quasi un’ouverture teatrale, il pianoforte risponde con un’entrata, fatta di imperiose scale ascendenti e di doppie ottave, annuncio di una contrapposizione destinata a caratterizzare tutto il movimento. Nel Largo la scena – illuminata in modo sorprendente grazie all’inconsueta escursione tonale dal do minore a mi maggiore – è quasi completamente dominata dal solista, col quale l’orchestra interagisce in modo discreto. Il dialogo torna a farsi vario e contrastato nel Rondò conclusivo, dove la tonalità d’impianto assume sfumature umoristiche e diversioni sorprendenti, tra cui un episodio fugato, fino alla scintillante coda che, dopo la cadenza, chiude il concerto con un travolgente finale in do maggiore.

 

Benjamin Britten – Simple Symphony op.4

Quasi coetaneo di Rota e come lui dotato di un grandissimo talento naturale, Benjamin Britten (1913-1976) ricevette però ben altra considerazione in patria, affermandosi molto presto come un protagonista della scena musicale inglese del Novecento. Il suo talento straordinariamente precoce è pienamente dimostrato nella Simple Symphony, elaborata fra il dicembre del 1933 e il febbraio 1934, ed eseguita per la prima volta in pubblico il 6 marzo di quello stesso 1934 alla Stuart Hall di Norwich con un’orchestra amatoriale diretta dall’autore. Fin da quella prima esecuzione la partitura fu accompagnata da grandi consensi e insieme alla Sinfonietta op.1 per dieci strumenti, costituì la base della successiva affermazione internazionale di Britten. La «semplicità» annunciata nel titolo proveniva dalla ragion d’essere della Sinfonia, originariamente concepita per esecuzioni da effettuarsi nei colleges inglesi con ensembles studenteschi. Come Britten stesso si premurò di precisare, la partitura era stata interamente costruita con materiali provenienti da opere scritte tra i nove e i dodici anni: «malgrado lo sviluppo di questi temi sia in molti punti abbastanza nuovo ci sono vaste sezioni dell’opera che sono tratte totalmente dai pezzi precedenti». In effetti Britten aveva cominciato a scrivere musica prestissimo, già intorno ai cinque anni, e nel periodo infantile aveva riempito – per sua stessa successiva ammissione – «risme e risme di carta pentagrammata». Ognuno dei quattro movimenti della Simple Symphony recuperava due di quei pezzi infantili, sottraendo in qualche modo all’oblio idee che l’autore considerava meritevoli di essere conservate. La «chiassosa» Bourrée iniziale derivava da un tema della Prima Suite per pianoforte del 1925 e da un brano vocale del 1923 su testo di Alfred Tennyson; il «giocoso» pizzicato, nella forma dello Scherzo con Trio, proveniva dallo Scherzo della Sonata per pianoforte del 1924 con l’innesto di un altro tema derivato dal Road song su testo di Kipling, dello stesso anno; l’intenso lirismo della Sarabanda «sentimentale»,  era emanazione di un Valzer del 1923 e di un brano della terza Suite per pianoforte del 1925; lo «scherzoso» Finale presentava un primo tema scattante proveniente dalla Nona  Sonata per pianoforte del 1926 e un secondo tema ripreso da una canzone del 1925. Opera di un ragazzo che guardava a un sé stesso bambino, viaggio a ritroso verso uno spirito ludico destinato a smarrirsi nel mondo degli adulti, la Simple Symphony era anche il primo segno manifesto della grandissima attenzione per il mondo dell’infanzia che Britten avrebbe conservato lungo tutta la sua vita e che avrebbe trovato una memorabile espressione in The Turn of the Screw. Vincitore del “Premio Abbiati”, prestigioso riconoscimento della critica musicale italiana, quale “miglior solista” dell’anno 2022, Filippo Gorini si afferma, a soli 28 anni, come uno dei più interessanti talenti della sua generazione. Dopo la vittoria nel 2015 al Concorso “Telekom-Beethoven” di Bonn (primo premio, con voto unanime della giuria, e due premi del pubblico), nel 2020 ha ricevuto il “Borletti Buitoni Trust Award”, con il sostegno del quale è in corso di realizzazione un progetto di approfondimento multidisciplinare sull’Arte della Fuga di Bach. Il giovane pianista propone il Concerto n. 3 in do minore di Beethoven nella versione per pianoforte e archi di Vinzenz Lachner con i Solisti Aquilani, compagine di rilievo internazionale, hanno un repertorio va dalla musica pre-barocca alla musica contemporanea. Si sono esibiti in tutta Europa con i più grandi solisti e direttori tra i quali, Paul Badura Skoda, Renato Bruson, Michele Campanella, Cecilia Gasdia, Severino Gazzelloni, Massimo Quarta, Jean Pierre Rampal, Uto Ughi, Federico Maria Sardelli, Ottavio Dantone, Danilo Rea, Fabrizio Bosso, Bruno Canino, Salvatore Accardo, Giovanni Sollima, Mischa Maisky, Vladimir Ashkenazy, Manuel Barrueco e tanti altri. Completano il programma due splendidi classici del XX secolo: il Concerto per archi di Nino Rota e la Simple Symphony op. 4 di Benjamin Britten.

 

*Questo testo non può essere riprodotto, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, in modo diretto o indiretto, temporaneamente o permanentemente, in tutto o in parte, senza l’autorizzazione scritta da parte dell’autore o della Associazione Alessandro Scarlatti

 

Concerto 20 marzo

ORCHESTRA LA FILHARMONIE
ENRICO BRONZI, violoncello
NIMA KESHAVARZI, direttore

 

Luigi Boccherini – Sinfonia n.4 in re maggiore op.21 G.496                            

Franz Joseph Haydn – Concerto per violoncello e orchestra n.2 in re maggiore Hob. VIIb/2, op. 101

Wolfgang Amadeus Mozart – Sinfonia n .29 in la maggiore K.201

 

La tournée si realizza nell’ambito del progetto Circolazione Musicale in Italia promosso dal CIDIM Comitato Nazionale Italiano Musica.

 

Note di Sala 

di *Gianluca D’ Agostino

 

Luigi Boccherini – Sinfonia n. 4 in re maggiore op. 21 G. 496

Luigi Boccherini (Lucca 1743 – Madrid 1805) fu istruito nella musica, in particolare negli strumenti ad arco e nel violoncello, nella sua Lucca, così come a Roma, dove imperava la scuola fondata dal sommo Corelli e proseguita dai suoi epigoni violinisti-compositori. In non molto tempo, dopo vari viaggi formativi a Vienna, Milano, Genova e Parigi, si conquistò fama di “compositore e virtuoso da camera”, e in tal guisa trovò l’impiego più importante della carriera presso Don Luis de Borbon y Farnesio (1727-1785), infante di Spagna, il figlio più piccolo – e non destinato al trono – di Filippo V ed Elisabetta Farnese, ossia il fratello minore di re Carlo di Borbone. Presso questa piccola e defilata benché non insignificante corte, fuori Madrid, ripararono in effetti parecchi artisti, e Boccherini vi rimase per un buon quindicennio, dal 1770 fino alla morte di Don Luis. Il caso ricorda un poco quello, di alcuni decenni precedente, di Domenico Scarlatti alla corte iberica di Maria Barbara di Braganza, nel senso che anche Boccherini, come Scarlatti, mise in luce il suo genio pur restando ai margini dei grandi “epicentri” musicali europei.

In un famoso ma enigmatico dipinto di Francisco Goya, che ritrae appunto Don Luis e la sua famiglia (1783-84), sono raffigurati, oltre al mecenate che fa un solitario di carte su uno stranissimo tavolino sorretto da due sole gambe (simbolo della precarietà della vita?), anche la giovane moglie Maria Teresa mentre si fa vezzosamente acconciare i capelli, i figlioletti e le cameriere o governanti, e lo stesso pittore intento all’opera (con un “quadro nel quadro”); inoltre, sulla destra, compaiono altri quattro uomini in piedi che gli studiosi non hanno identificato, ma che sicuramente facevano parte dello staff di Don Luis: in quello più avanti di tutti, elegantemente vestito di rosso, lo sguardo fiero rivolto al suo protettore, si suole identificare proprio Boccherini, allora quarantenne, all’apice della creatività.

In effetti il compositore toscano (e spagnolo di adozione) fu molto prolifico e felice nell’ispirazione, benché la moderna riscoperta della sua vasta produzione sia un fenomeno piuttosto tardivo e, ancor oggi, non del tutto acquisito: una trentina di sinfonie, centinaia di quartetti e quintetti per archi, ma anche per formazioni strumentali composite e talvolta inconsuete, almeno otto concerti per violoncello, oltre a trii, ottetti, sonate, una “zarzuela” in omaggio alla terra che lo accolse (la Clementina, unico suo lavoro drammatico), e ancora balletti, cantate sacre e profane, musica sacra tra cui un raffinato Stabat Mater. Boccherini restò in Spagna anche dopo la morte di Don Luis, componendo tuttavia per conto del regnante di un’altra nazione, ossia Federico II di Prussia il quale, in segno di stima, volle nominarlo nel 1787 “compositore di camera del re”. Morto anche quest’ultimo, il musicista cominciò a versare in condizioni economiche sempre più precarie, solo parzialmente sollevate dalle commissioni provenienti dai nobili madrileni di Benavente-Osuna (per il marchese Benavente, appassionato di chitarra, Boccherini compose svariati quartetti per chitarra). L’ultimo suo mecenate fu Luciano Bonaparte, fratello minore di Napoleone, quando fu nominato ambasciatore francese a Madrid. Ma durò poco: del resto, ormai, la situazione politica globale aveva svoltato in una direzione imprevista e completamente diversa dal passato, ed anche il mercato e la committenza musicale andavano modificandosi. Ma più ancora che questo, la povertà (che già lo aveva costretto a vendere il suo amato violoncello, un preziosissimo Stradivari) e una malattia fatale colpirono crudelmente il nostro, conducendolo alla sua fine nel 1805. La sinfonia in programma stasera fa parte dei Sei Concerti a grande orchestra op. 12, scritti da Boccherini nel 1771; ha come sottotitolo “La casa del diavolo”, forse perché l’Allegro con moto dell’ultimo movimento è basato sul finale del balletto pantomima Don Giovanni di Christoph Willibald Gluck, così come recita la didascalia riportata nel manoscritto: “una ciaccona che rappresenta l’inferno, alla maniera di quella di Gluck nel Festin de pierre”. Queste citazioni (ed autocitazioni) sono tutti sintomi e segni di una preziosa propensione all’intertestualità che circolava tra i compositori del tempo, i quali se rimanevano distanti l’uno dall’altro fisicamente, non lo erano di certo mentalmente (e questo avveniva non nell’era odierna di You Tube, ma in un tempo lontano che conosceva solo cavalli, carrozza e piccioni viaggiatori come mezzi di comunicazione). Il primo movimento, Andante sostenuto. Allegro assai, ha un’Introduzione piuttosto estesa di carattere notevolmente drammatico, ove si fa un uso efficace delle dinamiche e dei volumi sonori, oltre a ravvisarsi l’intenso impiego dei fiati (pur essendo pochi in organico). Quando attacca l’Allegro successivo, il carattere della pagina si fa immediatamente vivace e brioso, benché si percepisca subito che la cifra distintiva non è tanto nella fisionomia dei temi (essenzialmente due), né nel loro sviluppo, che è semplificato e prevedibile, quanto nella loro distribuzione tra le parti, che risulta molto mobile e accattivante. Nei raccordi tematici, inoltre, si sente sempre il bell’impiego dei fiati, oltre al fatto che l’intelligente impiego di variazioni dinamiche conferisce al movimento un innegabile brio e una naturale freschezza. I fiati tacciono del tutto nel secondo movimento, un Andantino caratterizzato da un curioso “precipitato” di note ben staccate dai violini, in una movenza subito ripresa dai violoncelli e contrappuntata – in modo alquanto patetico e direi “napoletano” (penso a Pergolesi) – dalle viole. L’incedere di tutto il movimento è elegantemente rarefatto e un poco misterioso, caratterizzato com’è da queste note staccate, nonché dalle molte pause di effetto sicuramente teatrale. Il terzo movimento riprende tal quale l’introduzione iniziale dell’Andante sostenuto, come a voler perseguire un certo disegno di ciclicità. Il seguito però è diversissimo, nel senso che quell’allusione “infernale” si materializza in una corsa sfrenata di tutto l’organico, attraverso disegni di note velocissime che si alternano a forti cesure accordali. Se è troppo pensare che qui si anticipi il Mendelssohn delle Ouverture o del “Sogno”, è pur vero che neanche moltissimo ci manca. In ogni caso, è un pezzo strepitoso e spettacolare, che impegna severamente gli esecutori ed appaga l’ascoltatore.

 

Franz Joseph Haydn – Concerto n° 2 in re maggiore per violoncello e orchestra, Hob. VIIb/2, op.101

Fermo restando, esattamente, la cronologia del quadro di Goya su cui ci siamo soffermati parlando di Boccherini, ci trasferiamo ora geograficamente, a quella corte viennese degli Esterhàzy sontuosamente servita dal “maestro dei maestri”, Franz Joseph Haydn (Rohrau 1732- Vienna 1809). Come si è già avuto di notare, e come d’altronde molti critici affermano, probabilmente non è nei concerti per strumento e orchestra che va cercata la più alta prova del suo genio; poiché in essi prevale il carattere convenzionale dell’ispirazione, con l’obbligo di corrispondere alle mutevoli ma sempre impellenti esigenze di corte, comprese le richieste dei virtuosi di questo o quello strumento. Nel caso in questione, il secondo Concerto per violoncello, composto nel 1783, quindi a un bel po’ di distanza dal Primo (che è degli anni Sessanta), fu verosimilmente composto ad istanza del boemo Antonin Kraft, primo violoncello di quella orchestra. Nel primo movimento (Allegro moderato) tutto è all’insegna della grazia e dell’equilibrio, ivi compreso l’uso consolidato delle tecniche esecutive tipiche dell’orchestra haydniana (crescendo-diminuendo, tremoli, innesti dei fiati, ecc.): dopo un’Introduzione orchestrale il solista riprende i temi principali, variandoli con leggere fioriture che, a tratti, fanno anche posto a veloci movimenti scalari, e questo gioco dialettico tra solo e tutti prosegue fino a quando non si apre lo sviluppo, caratterizzato da inattese modulazioni e da un bellissimo cantabile del solista (in si minore, tonalità romantica per antonomasia). Chiudono, la ripresa e una breve coda. Anche il secondo movimento si presenta in modo alquanto convenzionale, con un lungo cantabile nella rasserenante tonalità di la maggiore; ma ecco, un’improvvisa virata al parallelo minore ottenuta con l’intervento dei fiati, ci ricorda come Haydn fosse il maestro assoluto dei colori tonali, ma anche il sicuro padrone degli effetti orchestrali, insieme a Mozart ovviamente, e un po’ prima di lui. Chiude l’opera un bel Rondò molto danzante, dove lo strumento solista, con le sue fioriture, diminuzioni e virtuosismi vari, la fa ovviamente da padrone.

 

Wolfgang Amadeus Mozart – Sinfonia n. 29 in la maggiore K. 201

Salisburgo, 6 aprile 1774, sono il luogo e la data di composizione della Sinfonia in la maggiore K. 201, considerata membro di una triade sinfonica omogenea comprendente anche le Sinfonie K. 183 e K. 200. Il periodo è quello successivo al trionfo milanese conseguito con l’opera Lucio Silla (inverno 1772-73) e al soggiorno speso a Vienna (estate 1773), che per Mozart fu principalmente occasione di incontro e studio con Haydn. Tradizionalmente, queste tre opere vengono considerate come emblematiche della fase di superamento, da parte del giovane compositore, dello stile italiano. L’Allegro iniziale, col suo carattere di serena gaiezza, appare in effetti molto debitore ad Haydn, anche se il tema fondamentale, che risuona dall’inizio alla fine del movimento, col suo salto d’ottava discendente seguito dalle note ribattute che salgono di semitono in semitono, è già tutto innegabilmente mozartiano, cioè tutt’altro che decorativo. Il movimento è in forma-sonata, così come tutti gli altri, ad eccezione del Minuetto, che però possiede una notevole ricchezza di contrasti; superata, in ogni caso, da quella sprigionata nel Finale, che da parte sua, come ha ben detto lo Einstein, “contiene lo svolgimento più ricco e più drammatico che Mozart abbia scritto fino a quel momento”.

 

*Questo testo non può essere riprodotto, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, in modo diretto o indiretto, temporaneamente o permanentemente, in tutto o in parte, senza l’autorizzazione scritta da parte dell’autore o della Associazione Alessandro Scarlatti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Sguardo e il Suono 2024

Dal 6 febbraio al 27 marzo torna la rassegna Lo Sguardo e il Suono in collaborazione con Gallerie d’Italia: un format di successo che la Scarlatti porta avanti dal 2019: opere d’arte pittorica custodite nella quadreria di Gallerie d’Italia saranno il punto di partenza di 3 inediti concerti. La connessione tra visione e ascolto sarà “narrata” in brevi preamboli affidati a studiosi e storici dell’arte che approfondiranno i dipinti cui i concerti sono ispirati. 

Quest’anno ci lasceremo ispirare dalla mostra Napoli al tempo di Napoleone. Rebell e la luce del Golfo con cui potremo rivivere l’atmosfera e l’immagine della città negli anni dal 1808 al 1815. 

 

Martedì 6 febbraio 2024 ore 17.00

Joseph Rebell, Il porticciolo del Granatello a Portici con il Vesuvio

Introduzione di Luisa Martorelli

Duo MinimoEnsemble

Daniela del Monaco, contralto

Antonio Grande, chitarra

 Musiche di Giovanni Paisiello, Pietro Labriola, Saverio Mercadante, Filippo Campanella, Gaetano Donizetti

Elaborazioni musicali di Antonio Grande e Maurizio Pica

 

Mercoledì 28 febbraio 2024 ore 17.00

Alexandre-Hyacinthe Dunouy, Veduta di Napoli da Portici

Introduzione di Leonardo Di Mauro

Marco Petraglia, flauto

Floriana Maria Knowles, violino

Francesco Solombrino, viola

Alfredo Pirone, violoncello

Musiche di Domenico Cimarosa, Giovanni Paisiello, Saverio Mercadante

 

Mercoledì 27 marzo 2024 ore 17.00

Abraham-Louis-Rodolphe Ducros, La spiaggia della Gaiola (Scuola di Virgilio)

Introduzione di Massimo Visone

Carmen De Ponte, soprano

Eleonora Brescia, mezzosoprano

Francesco Pareti, pianoforte

Musiche di Gaetano Manfroce, Giovanni Paisiello, Saverio Mercadante, Vincenzo Bellini, Theodor Döhler

 

I concerti sono gratuiti fino ad esaurimento posti

Info: info@associazionescarlatti.it – whatsapp 3426351571