SOLD OUT Concerto straordinario gratuito fuori abbonamento – Monteverdi Vespro dela Beata Vergine Note di sala

Il concerto  è sold out. Si raccomanda di NON recarsi all’entrata del concerto se non si è in possesso della conferma di prenotazione inviata via email. Grazie a tutti per la collaborazione

Sabato 13 novembre 2021 – Duomo di Napoli – ore 19.30
MUSICA ANTIQUA LATINA
CORO DA CAMERA ITALIANO
GIORDANO ANTONELLI, direttore

CLAUDIO MONTEVERDI (1567-1643)
Vespro della Beata Vergine da concerto, composto sopra canti fermi

Concerto realizzato con il contributo della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele

Il Vespro della Beata Vergine del 1610: capolavoro sacro di Claudio Monteverdi
di Giuseppina Crescenzo*

L’arte compositiva di Claudio Monteverdi (1567–1643) segnò il passaggio dallo stile rinascimentale musicale a quello barocco: un cambiamento assoluto del suo tempo, premiato dalla storia come l’anticipatore delle avanguardie musicali del tempo. La sua produzione musicale innovativa, moderna, sperimentale divenne un modello per i maggiori compositori delle generazioni successive sia nell’ambito sacro che profano. Il Novecento, secolo del recupero della musica antica, ha riservato un grande interesse alla riscoperta della musica di Monteverdi. Nel 1942 il compositore veneziano Gian Francesco Malipiero finì di pubblicare la prima edizione dell’Opera Omnia di Monteverdi (16 voll.) con lo scopo dichiarato di farla rimanere per sempre moderna. Nel 1950, il musicologo Leo Schrade pubblicò un libro che ebbe una larga influenza sulle generazioni successive intitolato esplicitamente Monteverdi, creator of modern music.
Il giudizio di “rivoluzionario” non è stato riservato soltanto alla musica profana di Monteverdi (opere in musica e madrigali) ma anche alla musica sacra. Il suo Vespro mariano del 1610 ha infatti ricevuto l’attenzione di numerosi musicologi (Bianconi, Fabbri, Fenlon, Gallico, Kurtzmann, Osthoff, Redlich, Schrade, Stevens) ed esecutori (Alessandrini, Gardiner, Jacobs, Parrott, Picon, Saval) tanto che con almeno 80 incisioni è attualmente l’opera più documentata del primo barocco. Si tratta di una raccolta di quattordici composizioni sussunte sotto il titolo Vespro della Beata Vergine pubblicata da Claudio Monteverdi a Venezia nel 1610 insieme alla Missa in illo tempore. Il frontespizio indica Sanctissimae Virgini missa senis vocibus ad ecclesiarum choros ac Vespere pluribus decantanda cum nonnullis sacris concentibus, ad sacella sive principum cubicula accomodata, opera a Claudio Monteverde nuper effecta ac beatiss. Paulo V pont. Max. consecrata ossia Messa della santissima Vergine a sei voci per i cori ecclesiastici e Vespro da cantarsi a più voci con alcuni sacri concerti, adatti alle cappelle o alle camere dei principi, opera composta recentemente da Claudio Monteverde e dedicata al beatissimo Sommo Pontefice Paolo V. Il libro è dunque costituito da due composizioni accomunate tra loro solo dal tema e dall’ offerta musicale. Composte in onore della Beata Vergine e dedicate al Papa Paolo V, le due composizioni si distanziano notevolmente per il linguaggio musicale: la Messa utilizza ancora l’arcaico stile polifonico rinascimentale che lo stesso Monteverdi aveva definito “prima prattica”, mentre per il Vespro adotta lo stile sperimentale della “seconda prattica”. L’utilizzo di questo duplice linguaggio è stato a lungo dibattuto. Secondo Iain Fenlon “le ragioni che spiegano quest’edizione risiedono probabilmente nelle condizioni in cui si trovava Monteverdi all’epoca in cui compose il Vespro”, quando lavorava alle dipendenze del suo mecenate Vincenzo I Gonzaga a Mantova. I suoi malcontenti e la decisione di lasciare il servizio alla corte a causa della sua poca fortuna economica, nonostante il molto lavoro, erano stati già espressi da Monteverdi in una lettera del 2 dicembre 1608. Il 19 gennaio 1609 il duca aveva tentato di convincerlo assegnandogli una pensione di 100 scudi “come m.ro delle musiche della nostra cappella, con dar insieme testimonio al mondo della stima che abbiamo fatto et facciamo della virtù, valore et merito suo”. Ma non fu sufficiente a fargli rinunciare al viaggio a Roma, con cui sperava in “un’udienza dal papa per potergli offrire brevi manu la sua raccolta sacra, ed un posto gratuito per il figlio” (Paolo Fabbri).
La pubblicazione avrebbe dovuto essere un chiaro segnale della sua versatilità di comporre in diversi stili, da quello antico polifonico in uso nella cappella Sistina a quello contemporaneo monodico creato da Monteverdi a Mantova. Il titolo e la struttura dimostravano che si trattava di un libro non certamente indirizzato all’uso comune di qualsiasi ensemble corale e strumentale ma che ben si sarebbe prestato agli “eventi pubblici mondani” graditi alla corte papale.
Un altro elemento molto dibattuto, che scaturisce dal viaggio romano – privo di conseguenze pratiche – di Monteverdi è quale sia stata la vera occasione liturgica per la quale era stato composto il Vespro della Beata Vergine e quando fu eseguito per la prima volta. Prima di affrontare la questione, è necessario soffermarsi sulla struttura testuale e musicale della composizione.
E’ noto che i Vespri sono una delle ore canoniche dell’Ufficio divino che si cantavano all’imbrunire del giorno, dopo il mattutino (prima dell’alba), lodi (all’alba), ora prima (ore nove), ora terza (ore undici), ora sesta (ore tredici), ora nona (ore quindici) e prima della Compieta (ultimo momento liturgico della giornata). Introdotti dal segno di croce con l’invocazione al Signore (Deus in adjutorium meum intende. Domine ad adiuvandum me festina), gli elementi costitutivi dei Vespri erano i cinque salmi, che si concludevano more solito con la dossologia (Gloria Patri), le relative antifone che anticipavano e seguivano i salmi, l’inno e il cantico della Beata Vergine (Magnificant).
Il Vespro di Monteverdi, è stato rimodellato artisticamente dal compositore, sicchè le 5 antifone sono sostituite da 4 mottetti di provenienza non liturgica e da una sonata. Eccone la struttura completa:
Domine ad adiuvandum responsorio sei voci, sei strumenti e basso continuo
Dixit Dominus salmo sei voci, sei strumenti e continuo
Nigra sum mottetto voce sola e continuo
Laudate, pueri salmo otto voci e organo
Pulchra es mottetto due voci e continuo
Laetatus sum salmo sei voci e continuo
Duo seraphim mottetto tre voci e continuo
Nisi Dominus salmo dieci voci (divise in due cori) e continuo
Audi, coelum, verba mea mottetto voce sola e continuo, poi sei voci e continuo
Lauda, Jerusalem salmo sette voci e continuo
Sonata sopra sonata voce, otto strumenti e continuo
Sancta Maria, ora pro nobis
Ave, maris stella inno otto voci (in due cori) e continuo con ritornelli strumentali
Magnificat I cantico sette voci, sei strumenti e continuo
oppure
Magnificat II cantico sei voci e continuo

Il monologo Nigra sum e il duetto Pulchra est sono nello stile del recitativo su testi del Cantico di Salomone, “testi amorosi che solo per allegoria si riferiscono al culto della Vergine”; il terzo mottetto Duo Seraphim clamabant alter ad alterum è “organizzato come una competizione di virtuosismo canoro tra angeli” e Audi coelum verba mea plena desiderio et perfusa gaudio//audio è “un tropo devoto del Salve Regina, anch’esso risuonante con effetti d’eco nei cieli”; infine una vera e propria sonata strumentale con viole, cornetti, tromboni, intrecciata su un canto fermo cantato undici volte dal soprano solo, Sancta Maria ora pro nobis” (Lorenzo Bianconi).
Col responsorio Domine, ad adiuvandum il Vespro esordisce con un’entrata a suon di squilli di fanfara, la cui solennità imperiosa evidenzia analogie con la toccata iniziale dell’Orfeo quasi a sottolineare le medesime funzioni di una manifestazione di corte. Acclarato lo stile del recitar cantando dei mottetti, meritano attenzione i cinque salmi e i due Magnificat, l’uno a sette voci per eventi ufficiali che disponevano di grande orchestra e l’altro a sei voci per piccole cappelle. Salmi e Magnificat a 5, a 6, a 7 voci o a doppio coro, così come enunciato chiaramente nel frontespizio, sono composti sopra i cantus firmi; ognuno di esso si basa su un tono salmodico ripetuto più volte. Nel Dixit Dominus la musica crea una serie di variazioni strofiche che nascono dall’incontro del cantus firmus suonato al basso d’organo e dalle parti superiori di due e tre voci alternate a passaggi in falso-bordone (quasi una recitazione accordale).
Il secondo salmo per doppio coro è il Laudate pueri che si snoda come un mottetto politestuale ma che dopo un raffinato climax, i suoni riversano in sezioni di due e tre voci, nelle quali una voce intona il canto gregoriano mentre le altre confondono il disegno attraverso intrecci di abbellimenti. Nel Laetatus sum la compagine vocale si distende a sei parte in stile a cappella e si assottiglia “da una parte con passi a tre e a quattro voci, dall’altra con sezioni nelle quali il falsobordone assume le forme di una semplice melodia gregoriana o è posto a fondamento di linee vocali riccamente fiorite”(Fenlon). Il salmo Nisi Dominus divide le dieci voci in due cori di cinque che agiscono al completo nei due versetti iniziali, finali e nel Gloria; nel resto essi procedono alternati, il secondo coro risponde quindi in eco al materiale già esposto dal primo coro. L’ultimo salmo Lauda, Jerusalem segna il momento conclusivo con due gruppi contrastanti del tenore a cui è affidato il cantus firmus attorno al quale si collocano due trii costituiti da soprano, alto e basso “che danno una spinta propulsiva alla musica sinché tutte le forze si riuniscono in una trionfante perorazione finale”.
Segue la Sonata sopra Sancta Maria, ora pro nobis, ultimo brano della serie dei sacri concentus, in cui i veri protagonisti sono gli strumenti mentre al soprano è affidata per undici volte l’invocazione Sancta Maria, ora pro nobis. La policoralità riappare nell’inno Ave, maris stella in cui le otto voci elaborano polifonicamente la melodia gregoriana affidata al soprano del primo coro. Chiudono il Vespro i due Magnificat nei quali si succedono a diversi livelli di difficoltà tecniche assai diverse. Nel Vespro trova dunque posto una rassegna delle tecniche dello stile moderno intrecciate con quelle di tradizione. L’opera rappresenta la summa creativa e dimostrativa delle abilità compositive di Monteverdi.
L’inno Ave, maris stella è la preghiera cattolica dedicata alla Beata Madre di Dio che segue esattamente l’ordine sancito per l’ufficio delle ore nelle festività dedicate alla Vergine Maria. Dal momento che le antifone, che cambiavano da una festa all’altra, erano state sostituite dai mottetti e dalla sonata, Monteverdi conferiva all’opera un carattere generale da potersi utilizzare indistintamente in tutte le feste della Madonna. In quanto tale, il Vespro poteva essere eseguito soprattutto in occasione delle festività a lei dedicate, le più importanti delle quali erano l’8 settembre (nascita), il 25 marzo (annunciazione), il 15 agosto (assunzione).
Su questa base, tra le tante ipotesi avanzate dalla musicologia degli ultimi anni, sarebbe plausibile quella che vorrebbe il Vespro eseguito per la prima volta il 25 marzo 1610, festa dell’Annunciazione, nella basilica di Santa Barbara a Mantova in onore delle figlie di Francesco Gonzaga (Kurtzmann): questa ipotesi è per esempio stata seguita nella sua ricostruzione discografica da Jordi Savall. Ciò che però gli studiosi hanno tralasciato di osservare è che Maria, la Madre di Dio, non è presente solo nelle feste dell’anno liturgico, ma anche nei sabati del tempo ordinario. In quanto tale il Vespro in memoria della Beata Vergine poteva offrire spunto a più occasioni di esecuzioni. Ed è su questo principio che l’Associazione Scarlatti offre il 13 novembre 2021, nel sabato della XXXII settimana del Tempo Ordinario, questa spettacolare elaborazione del rito mariano, probabilmente il più ambizioso lavoro musicale sacro di tutti i tempi.

* Questo testo non può essere riprodotto, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, in modo diretto o indiretto, temporaneamente o permanentemente, in tutto o in parte, senza l’autorizzazione scritta da parte dell’autore o della Associazione Alessandro Scarlatti