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Concerto 16 dicembre 2021. Mysterium Vocis. Note di sala

ASSOCIAZIONE ALESSANDRO SCARLATTI – BASILICA DI SAN PAOLO MAGGIORE

Giovedì 16 dicembre 2021–  ore 20.30

CORO MYSTERIUM VOCIS
SOSSIO CAPASSO, organo
ROSARIO TOTARO, direttore

Con Salmi, Inni e Cantici spirituali – La liturgia musicale a Napoli tra Sei e Settecento
Giovanni Maria Trabaci (1580 ca. – 1648)
Ricercare sesto tono con tre fughe e suoi riversi per organo
Fabrizio Dentice (1539 – 1581)
Ave Regina caelorum
Intonatio – Deus in adjutorium meum intende
Francesco Provenzale (1632 – 1704)
Dixit Dominus
Cristoforo Caresana (1640 ca. – 1709)
Ave Maria
Nicola Fago (1677 – 1745)
Laetatus sum
Alessandro Scarlatti (1660 – 1725)
Ave maris stella
Domenico Scarlatti (1685 – 1757)
Magnificat
Niccolò Iommelli (1714 – 1774)
Locus iste
Cristoforo Caresana
Tarantella “Per la nascita del Verbo”

Note di Sala
di Domenico Antonio D’Alessandro*

Il programma musicale offerto da Rosario Totaro con il suo blasonato coro “Mysterium Vocis” e l’apporto dell’organista Sossio Capasso, è dedicato a “La liturgia musicale a Napoli tra Sei e Settecento”, con la scelta per l’ascolto di salmi, inni e cantici spirituali messi in musica da compositori napoletani o attivi a Napoli fin dalla seconda metà del Cinquecento; ma focalizzando il concerto soprattutto su musicisti che hanno lavorato nelle più importanti istituzioni musicali napoletane tra il XVII e il XVIII secolo nell’ambito della musica liturgica, dando vita ad una incredibile produzione di quello che è il genere compositivo polifonico più diffuso e ascoltato nelle chiese e nei conservatorii della Napoli della seconda metà del Seicento e dell’intero Settecento: il mottetto, il più delle volte concertato o infarcito di cori, interventi solistici, duetti e terzetti dando vita al cosiddetto mottettone alla napoletana.

Apre il concerto a mo’ di preludio, per preparare l’ascoltatore all’atmosfera “sacra” del programma, il Ricercare del sesto tono con tre fughe e suoi riversi per organo di GIOVANNI MARIA TRABACI (1580 ca.-1648) pubblicato nella sua prima raccolta di Ricercate del 1603. Il compositore lucano, allievo di Jean de Macque, da 1614 al 1647 fu il maestro della Cappella Reale napoletana, il primo italiano dopo una serie di musicisti spagnoli, borgognoni e franco-fiamminghi. Segue l’antifona mariana Ave Regina caelorum composta a due cori in alternatim nello stile del falsobordone da Fabrizio Dentice (1530 ca.-1581), in accoppiata al salmo monodico Deus in adjutorium meum intende (“O Dio vieni a salvarmi”), destinata a varie festività dalla Purificazione (2 febbraio) fino all’Avvento e nei primi vespri del Natale. Il rapporto antifona-salmo è il frutto più importante della liturgia cattolica degli inizi fin dai tempi dell’istituzione della “liturgia delle ore”, ovvero l’Ufficio, quando si rese necessario creare un canto che precedeva e succedeva l’intonazione dei versetti salmodici (anti-phoné) per orientare in senso neotestamentario il significato del salmo veterotestamentario (funzione teologica), per caratterizzare la festività religiosa (funzione liturgica) e per stabilire il tono salmodico (funzione musicale).
Il musicista napoletano Fabrizio Dentice apparteneva al ramo dei “Dentice delle Stelle”, ed era figlio di Luigi “gentiluomo principale e gentil musico” condannato a morte in contumacia con il proprio mecenate Ferrante Sanseverino, il musicofilo principe di Salerno, per il suo coinvolgimento nella rivolta contro il viceré don Pedro de Toledo, scoppiata a Napoli nel maggio del 1547. Formatosi innanzitutto con il padre Luigi Dentice, ben noto anche come teorico, Fabrizio in seguito fu famoso come virtuoso di liuto; dopo i fruttuosi soggiorni spagnolo e milanese, ci fu il suo trasferimento definitivo a Parma all’inizio del 1569, dove il musicista aristocratico morì nel 1581. Nell’archivio della Cattedrale di Valladolid si conservano i manoscritti che contengono l’intera serie di canti, in parte composti nello stile dei falsibordoni, che costituiscono l’Ufficio della compieta a conclusione della “liturgia delle ore”, scritti in prevalenza proprio da Fabrizio Dentice. Nella sua Ave Regina caelorum ognuno dei cori scandisce omoritmicamente le proprie sillabe, in concatenazioni accordali nello stile come si è detto del falsobordone, creando uno dei primi esempi musicali napoletani della disposizione a due cori: innovativa pratica policorale sviluppata poi sontuosamente dalla famosa Cappella Musicale della chiesa dell’Annunziata a partire dal 1590.
Con il salto di un secolo si passa al “patriarca” del Seicento musicale napoletano, Francesco Provenzale (1632-1704), con il Dixit Dominus, salmo 109 di un Vespero breve a 4 e a 5 voci conservato nel prezioso archivio musicale dei padri Girolamini napoletani, tradizionalmente per il vespro della “Beata Vergine”, ma in questo caso scritto molto probabilmente da Provenzale per la festa di san Filippo Neri (26 maggio). Il salmo scritto in Sol maggiore fu forse composto nella prima metà degli anni Settanta del Seicento, quando il compositore era il direttore musicale del conservatorio di Santa Maria di Loreto ed abitava in una casa di proprietà degli Oratoriani, nei pressi della Cattedrale napoletana. Questa volta il salmo è presentato senza la rituale antifona in canto piano, ma comprensivo della conclusiva dossologia minore Gloria a Patri per rafforzare la destinazione neotestamentaria della composizione, ed è stilisticamente ricco di enfasi e ben declamato ritmicamente con madrigalismi e abbellimenti vocali che troveremo poi esaltati nei suoi virtuosistici Mottetti stampati nel 1687, quando il compositore napoletano ricopriva la carica di maestro di cappella della “Fedelissima Città di Napoli”; tra modernità e arcaicità, il lungo “Amen” finale come omaggio alla cinquecentesca tradizione polifonica franco-fiamminga è scritto nel ricco e fitto contrappunto imitativo.
Anche l’antifona vespertina Ave Maria di Cristoforo Caresana (1640 ca.-1709) a 4 voci e basso continuo pubblicata nella sua raccolta dei Motetti a 2-4 voci op. III stampata a Napoli nel 1700, si conserva nel prezioso archivio musicale dei Girolamini, ovvero dei padri Filippini napoletani seguaci di san Filippo Neri. Il tenore veneziano Cristoforo Caresana era giunto a Napoli al seguito di una delle tante compagnie girovaghe di cantanti conosciute come “Febi Armonici”, protagoniste a metà Seicento dell’introduzione nella capitale vicereale spagnola dell’opera in musica veneziana a Palazzo Reale, prima, e al Teatro San Bartolomeo, poi. Entrò, quindi, nel 1658 tra i cantori della prestigiosa Cappella Musicale Reale per diventarne poi il cembalo-organista principale; per la sua esperienza in questo ruolo ricoprì quindi la carica di maestro di cappella della chiesa della Solidad, di San Luigi di Palazzo, della “Fedelissima Città di Napoli”, del conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana e infine della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Multiforme e solida esperienza compositiva che gli permise di affrontare questa antifona nello stile più rispettoso possibile del testo della preghiera mariana più famosa di tutti i tempi: omoritmicamente sulle parole più evocative come «Ave Maria», melismaticamente contrappuntistiche su quelle più incisive come «gratia plena», e con una discreta imitazione tra le quattro voci sulle restanti parolesenza offuscare, anzi esaltando la delicatezza dell’orazione.
Allievo di Provenzale tra il 1693 al 1697 circa al conservatorio della Pietà dei Turchini, il “Tarantino” Francesco Nicola Fago (1677-1745) è l’autore del salmo Laetatus sum a 4 voci e basso continuo in Do maggiore. Il salmo fu composto nel 1705 «per esercizio degli alunni» del conservatorio di Sant’Onofrio, del quale era diventato primo maestro di cappella nel luglio del 1704 (pochi mesi prima della morte di Provenzale) succedendo a don Angelo Durante, zio del più famoso Francesco, dopo essere stato “mastricello” ai Turchini con i maestri Provenzale e Gennaro Ursino. Contemporaneamente al ruolo di maestro di cappella del Gesù Nuovo e dimessosi dal conservatorio di Sant’Onofrio, Fago diresse la Cappella del Tesoro di San Gennaro fino al 1731 sostituendo il defunto Caresana nel 1709. Ascoltando il suo Laetatus sum composto come si è detto per fini didattici, ci si può rendere conto della qualità dell’insegnamento del maestro tarantino e del livello tecnico-contrappuntistico che in quegli anni si pretendeva dai “figlioli” dei conservatorii di musica partenopei con esiti straordinari non solo nel ‘sacro’, ma anche nel teatro d’opera che in quegli anni stava sperimentando la commeddeja pe mmuseca in napoletano. Fago, infatti, non solo si dedicò a questo genere musicale, ma stimolò anche alcuni suoi allievi di conservatorio nel cimentarsi con esso.
Prima di ascoltare un brano di uno dei tanti famosi allievi di Fago come Nicola Iommelli, non potevano essere esclusi in questa particolare rassegna di musica sacra napoletana gli Scarlatti, padre e figlio, anche se non è sempre facile la loro collocazione stilistica partenopea, soprattutto per la propria musica da chiesa.
Di Alessandro Scarlatti (1660-1725) in programma troviamo uno dei vertici della sua cospicua produzione musicale liturgica, l’inno Ave maris stella a 4 voci e bc appartenente al vespro della “Beata Vergine”. Anche se un manoscritto romano reca la data di gennaio 1709 per questo vespro, Scarlatti padre dal 1708 si trovava stabilmente a Napoli nella direzione musicale della Cappella Reale, della quale era stato eletto maestro di cappella fin dal 1684 con alterne vicende suscitando le ire di Provenzale e di molti cantori regi che speravano, invece, in una promozione per il musicista partenopeo destinandolo alla guida della massima istituzione musicale napoletana. Ma essendo ben nota l’inquietudine del compositore palermitano sempre alla ricerca di nuovi mecenati nella città dove si era formato e lavorato ininterrottamente fino all’autunno del 1683, a Scarlatti non era difficile spostarsi a Roma anche per pochi giorni per concludere qualche committenza ricevuta. Comunque sia, il sublime inno Ave maris stella anche se fosse stato concepito a Napoli per essere eseguito poi a Roma è pienamente intriso della purezza dello stile palestriniano, totalmente avulso da influenze profane operistiche e/o della tradizione musicale napoletana, proiettando l’ascoltatore nel pieno delle sonorità cinquecentesche della Chiesa cattolica romana appena uscita da un problematico Concilio di Trento, soprattutto nei suoi rapporti con la polifonia e in particolare con il contrappunto imitativo.
Quasi i medesimi «intrecci vocali, merletti di armonie e atmosfera celestiale» paterni li ritroviamo nel Magnificat a 4 voci e basso continuo di Giuseppe Domenico Scarlatti (1685-1757), il primo figlio napoletano di Alessandro Scarlatti celebre per le sue rivoluzionarie sonate per clavicembalo. Apparteneva al Vespro della “Beata Vergine” anche il cantico Magnificat anima mea Dominum, le prime parole di ringraziamento e di gioia che Maria rivolge al saluto della cugina Elisabetta nell’annunciarle i disegni divini a lei destinati. Sicuramente composto a Roma tra il 1708 e il 1719, o quando papà Alessandro era maestro di cappella a Santa Maggiore prima di ritornare a Napoli nel 1709, o negli anni seguenti durante la permanenza romana di Domenico al servizio della regina Maria Casimira di Polonia fino al 1714, e poi come maestro di cappella della basilica di San Pietro come direttore del coro della Cappella Giulia, nel Cinquecento diretto a lungo da Giovanni Pierluigi da Palestrina.
Tra il 1749 e il 1754 anche Niccolò Iommelli (1714-1774), allievo del già citato Nicola Fago al conservatorio dei Turchini e più famoso oggi come operista riformatore, fu il co-direttore con l’anziano Pietro Paolo Bencini della stessa Cappella Giulia durante i suoi anni romani. Agli inizi degli anni Quaranta aveva praticato molta musica liturgica per il coro femminile degli Incurabili di Venezia, composizioni riadattate successivamente per coro misto, e al 1752 risale il graduale Locus iste a 5 voci e bc in Do maggiore. Secondo canto del proprium missae, solitamente il graduale in una Messa polifonica si esegue monodicamente tra la cantillazione della prima e della seconda lettura; ma l’occasione per cui il musicista aversano dovette comporre il suo Locus iste fu sicuramente una celebrazione speciale, probabilmente «in anniversario dedicationis ecclesia», con un uno stile molto melismatico di difficile esecuzione secondo l’evoluzione del canto del graduale cattolico distaccandosi totalmente dall’originaria salmodia responsoriale ebraica praticata nelle sinagoghe per coinvolgere nel canto l’assemblea dei fedeli e non solo i cantori professionisti.
Vere e proprie scene presepiali destinate per lo più ai “figlioli” dei conservatorii di musica sono, infine, le cantate sacre del già ricordato Cristoforo Caresana; spettacoli da realizzare in occasione del Natale, principale festività dell’anno liturgico cristiano in una città dove la teatralità era endemica anche nel ‘sacro’. Una delle più famose di queste cantate-oratorio senza historicus (il Testo), tra le decine conservate manoscritte nel più ricco fondo musicale di musica liturgica e sacra esistente a Napoli, ancora quello dei Girolamini, è La Tarantella a 5 voci con violini “per la nascita del Verbo” datata 1673. Questa “pastorale” di breve durata i cui personaggi sono solo i pastori e gli angeli con la minima presenza di scene in stile recitativo, ha una fluidità complessiva necessaria a destare i pastori dallo stato di torpore in cui versano, pronti per suonare e ballare davanti al divino neonato (il “Verbo”) non la tradizionale pastorale con zampogne e ciaramelle, bensì una più vitale e stimolante tarantella utilizzando nell’esecuzione proposta da Totaro le sole voci del coro “Mysterium Vocis” e l’organo come pulsante basso continuo.

* Questo testo non può essere riprodotto, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, in modo diretto o indiretto, temporaneamente o permanentemente, in tutto o in parte, senza l’autorizzazione scritta da parte dell’autore o della Associazione Alessandro Scarlatti

LUCA AQUINO

Luca Aquino, tra i musicisti jazz italiani più apprezzati nel panorama internazionale, inizia a suonare all’eta’ di diciannove anni da autodidatta. Per due anni abbandona la pratica dello strumento per completare gli studi universitari in Economia e Commercio. L’amore per il suono di Miles Davis e Chet Baker lo riconduce allo studio della tromba e lo porta a dedicarsi completamente alla musica. Il suo percorso artistico trova conferma nel 2007 quando pubblica con Universal Music Group il suo primo album da leader “Sopra le Nuvole” e un anno dopo, con ospite Roy Hargrove e Maria Pia De Vito, registra “Lunaria” con cui vince il premio “Top Jazz” promosso dalla rivista specializzata Musica Jazz. Nel 2009, registra “Amam” nell’antico bagno turco di Skopje (Macedonia) e Tsc in una chiesa in Olanda; nel 2010 arriva “Icaro Solo”, registrato, in solo tromba, in una chiesa in Benevento. Intreccia numerose collaborazioni con musicisti e artisti di fama mondiale; degna di nota è quella con l’artista Mimmo Paladino che lo portano allo registrazione di Chiaro, un lavoro in trio con una sezione ritmica norvegese e un ospite d’eccezione: Lucio Dalla. Nel 2012, dopo un importante progetto dal vivo con Jon Hassell, realizzato a nella Chiesa di Sant’Agostino, entra a far parte del quartetto del batterista Manu Katché e insieme a loro registra due album. Nel 2013 insieme al fisarmonicista Carmine Ioanna registra aQustico per la Tuk Music e intraprende un tour mondiale. Il 2015 è l’anno del suo settimo album da band leader: OverDOORS, personale tributo alla sua band preferita, The Doors. Dopo aver diretto il “Pozzuoli Jazz Festival”e il “Bari Jazz”, il 7 aprile del 2016 partecipa all’evento “Manu & Friends” condividendo il palco dell’Olympia di Parigi con Sting, Richard Bona, Noa, Stephan Eicher, Raul Midon e Tore Brunborg. Il 2016 vede anche la realizzazione e commercializzazione dello speciale modello di tromba firmato “aQuino”, realizzato insieme all’artigiano olandese Hub Van Laar. La passione per la sperimentazione sonora e le registrazioni in luoghi insoliti sono tra gli aspetti più sottolineati dalla stampa di settore che lo descrive come “l’esploratore sonoro contemporaneo”, analogamente la critica estera riconosce in lui quel particolare tratto italiano che nell’immaginario internazionale richiama il viaggio, la creatività, l’estro visionario e la bellezza. Il luogo e la storia assumono un valore speciale e sono al centro di alcuni tra i suoi migliori progetti e del festival da lui ideato e diretto, “Riverberi” che utilizza l’acustica naturale di luoghi storici come elemento centrale della performance. I tour mondiali vanno di pari passo con l’amore per il territorio e il suo Paese, coincidono con la spinta del viaggiatore che tende verso l’altrove per tornare a casa con i tesori fatti di esperienza e di suono. Straordinario progetto a sua firma è la registrazione di un album nel sito archeologico di Petra in collabarorazione con l’Orchestra Nazionale Giordana. Il progetto “PETRA” ha visto il coinvolgimento di partner prestigiosi quali l’UNESCO Amman Office, il Petra Development and Tourism Authority e la Talal Abu-Ghazaleh Organization. Un’iniziativa senza precedenti promossa all’interno della campagna mondiale

UNITE4HERITAGE, lanciata dall’UNESCO a difesa del patrimonio artistico e culturale dai crimini di tipo terroristico.
Registra la colonna sonora del film “Fortunata” – vincitore del David di Donatello – diretto da Sergio Castellitto su una sceneggiatura di Margaret Mazzantini con Jasmine Trinca e Stefano Accorsi. Il 2017 vede Aquino rinunciare, per via di un infortunio, al suo Jazz Bike Tour, che avrebbe previsto un tour di cinquanta concerti consecutivi, da affrontare bicicletta da Benevento a Oslo. Nel 2019, dopo due anni recupera due infortuni concecutivi al settimo nervo del faciale, registra e viene pubblicato con l’etichetta discografica ACT MUSIC, il suo nuovo album “Italian Songbook”.

RITA MARCOTULLI

Pianista e Compositrice ha studiato al Conservatorio di Santa Cecilia musica classica e con il Maestro Arnaldo Graziosi e con Susanna Spitanlick.
Comincia a suonare professionalmente all’interno di piccoli gruppi negli anni settanta e successivamente inizia a collaborare con svariati artisti internazionali, per citarne alcuni: Jon Christensen, Palle Danielsson,, Peter Erskine, Joe Henderson, Helène La Barrière, Joe Lovano, Charlie Mariano, Marilyn Mazur, PatMetheny, Sal Nistico, Michel Portal, Enrico
Rava, Dewey Redman, Aldo Romano, Kenny Wheeler, Norma Winstone

Nel 1987 viene votata Miglior nuovo talento attraverso un sondaggio della rivista Musica Jazz.
Nel 1989 entra a far parte nel gruppo di Billy Cobham con il quale si esibisce in tutto il mondo.
Nel 1992 entra a far parte del gruppo di Dewey Redman con il quale collabora per 15 anni suonando in tutta Europa e SudAmerica
Poi si trasferisce in Svezia, collaborando con musicisti nord europei come: Palle Danielsson, Marilyn Mazur, Jon Christensen, Niels Petter Molevar, Anders Jormin, Tore Brumborg. Queste collaborazioni, influenzano e consolidano il suo modo di comporre. Tornata in Italia collabora fra gli altri con Ambrogio Sparagna e Pino Daniele. Nel 1996 accompagna Pat Metheny in un’esibizione al Festival di Sanremo.
Più recentemente ha partecipato alla realizzazione del film Basilicata Coast to Coast, per il quale si è occupata della colonna sonora.
Grazie a questo lavoro la Marcotulli ha ricevuto il Ciak d’oro nel 2010, il Nastro d’argento alla migliore colonna sonora nello stesso anno, il David di Donatello per il miglior musicista nel 2011 (prima donna in assoluto a ricevere questo riconoscimento) e il Premio Top Jazz 2011 come miglior artista del jazz italiano secondo la rivista Musica Jazz.
Nel febbraio 2013 è membro della giuria di qualità alla 63a edizione del Festival di Sanremo, condotta da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto.
Nel 2017 è stata nominata Ambasciatore dell’Umbria nel mondo.
Nel 2019 il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella consegna a Rita il premio onorario come Ufficiale della Repubblica e ancora nel 2019 la nomination come membro della Royal Accademy di Svezia istituita nel 1774 dal re Gustavo.
Oggi Marcotulli è una pianista e compositrice famosa. Rispettata per il suo stile di suono unico e la capacità di improvvisare.

MARIA PIA DE VITO

Cantante e compositrice, inizia l’attività concertistica nel 1976 come cantante e polistrumentista in gruppi di ricerca su musica etnica e musica colta dell’area mediterranea, balcanica e sudamericana. Dall’80 è attiva in campo jazzistico, collaborando con musicisti quali John Taylor, Ralph Towner, Rita Marcotulli, Ernst Rejiseger, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi , Guinga, Norma Winstone, Steve Swallow, Gianluigi Trovesi, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Paolo Fresu, Paolo Damiani, Cameron Brown, Ramamani Ramanujan , David Linx, Diederik Wissels , Area, ed esibendosi in eventi speciali con musicisti del calibro di Joe Zawinul, Michael Brecker, Peter Erskine , Kenny Wheeler, Miroslav Vitous, Nguyen-Le, Uri Caine, Dave Liebman, Billy Hart, Eliot Ziegmund, Steve Turre, Maria Joao, Monica Salmaso, Art Ensemble of Chicago e molti altri, partecipando a importanti festival internazionali.
La sua ricerca sul canto e sulla voce abbraccia diversi campi d’azione: dalla personale elaborazione della lingua e la cultura napoletana attraverso la musica di improvvisazione e l’incontro con culture diverse (il più recente: il Brasile di Guinga, Chico Buarque e Ivan Lins), free jazz ed elettronica, la prossimità con la musica barocca, il lavoro sulla forma canzone senza limitazioni di genere.
Molto attiva dal 2007 con il duo Dialektos con Huw Warren con cui ha inciso due Cd per l’etichetta Parco della Musica, suonando in tutta Europa ed un tour in estremo oriente.
E’ stata protagonista dell’opera Diario dell’assassinata, presso il Teatro San Carlo di Napoli nell’aprile 2014, sempre con Huw Warren al suo fianco.
Ha varato nel 2011 il Progetto Il Pergolese, che ha inciso poi per la prestigiosa etichetta ECM, con François Couturier, Anja Lechner, Michele Rabbia, esibendosi in grandi festival e teatri europei.
Nel 2016 si è esibita all’Opera di Lyon in una carte blanche di 5 progetti da lei diretti.
A Maggio è stato presentato all’Auditorium di Roma e al Blue Note di Milano, il cd Core – Coraçao un suo lavoro di versioni in napoletano di brani di Chico Buarque, Guinga, Egberto Gismonti,che vede Chico Buarque ospite in due brani, gli arrangiamenti di Roberto Taufic, e i grandi musicisti Huw warren al piano, Gabriele Mirabassi al Clarinetto, Roberto Rossi alle percussioni.
Ospite anche il Large vocal ensemble Burnogualà, diretto dalla De Vit , attualmente impegnato nelle registrazioni del progetto Moresche ed altre invenzioni .
Nominata dalla Rivista americana Down beat tra i dieci Artisti dell’anno nel 2001, nella categoria “Beyond Artist”, insieme a nomi quali Joni Mitchell e Caetano Veloso.
Ha vinto nel 2008, 2009, 2011 il Top Jazz, Referendum della critica indetto dalla rivista Musica Jazz, dal 2010 al 2015 ha vinto il referendum popolare della rivista JAZZIT, nonchè il premio Musica e dischi 2012 per la migliore produzione internazionale con il suo disco Mind the Gap. Nel 2016 ha ricevuto il Premio alla Carriera dall’ associazione Musica Oggi. E’stata docente di Canto Jazz presso il Conservatorio di Santa Cecilia, attualmente è docente presso il Saint Louis Music College di Roma. E’ stata direttrice della sezione Jazz del Ravello Festival per il 2017.
Nel 2019 è stata nominata direttrice artistica del Bergamo Jazz Festival

GIOVANNI BIETTI

Compositore, pianista e musicologo, è considerato uno dei migliori divulgatori musicali italiani. È una delle più note voci radiofoniche delle “Lezioni di musica” (seguitissima trasmissione settimanale di Rai-RadioTre), e ha pubblicato libri dedicati a Mozart (Laterza, 2015), a Beethoven (Laterza, 2013), a Haydn (EDT, 2020), a Verdi (Laterza, 2021) e al Sinfonismo Viennese (Edizioni Estemporanee, 2012). Inoltre Lo spartito del mondo (Laterza, 2018), dedicato alla multiculturalità, alla capacità della musica di far dialogare tra loro culture diverse, e La musica della luce (Laterza, 2021), sul rapporto tra musica e Illuminismo.
Tiene regolarmente Lezioni-Concerto, direttamente al pianoforte, presso molti dei più prestigiosi Enti italiani: Teatro alla Scala, Teatro La Fenice, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Regio di Torino, Teatro Petruzzelli di Bari, Teatro Massimo di Palermo, Teatro Bellini di Catania, Festival Mito-Settembre Musica di Torino e Milano, Festival di Stresa, Bologna Festival, Teatro Lirico di Cagliari, Ravello Festival, Teatro Regio di Parma, Sferisterio di Macerata, Teatro delle Muse di Ancona, Teatro Valli di Reggio Emilia, Festivaletteratura e Orchestra da Camera di Mantova, Orchestra Sinfonica Siciliana. Inoltre collabora regolarmente con alcuni importanti eventi internazionali, come ad esempio il Festival internazionale di Cartagena, in Colombia.
Tra le sue apparizioni televisive si ricordano le cinque puntate di SuperQuarkMusica su RaiUno, accanto a Piero Angela, e le recentissime 12 puntate di “Musica da camera con vista” su Rai5, delle quali lo stesso Bietti è ideatore e conduttore.

ANDREA LUCCHESINI

Formatosi alla grande scuola pianistica di Maria Tipo, Andrea Lucchesini s’impone all’attenzione internazionale giovanissimo, con la vittoria del Concorso Internazionale “Dino Ciani” presso il Teatro alla Scala di Milano. Suona da allora in tutto il mondo con orchestre prestigiose ed i più grandi direttori, suscitando l’entusiasmo del pubblico per la combinazione tra solidità di impianto formale nelle sue esecuzioni, estrema cura del suono, raffinatezza timbrica e naturale capacità comunicativa.
I primi mesi del 2020 lo hanno visto protagonista del Festival di Cartagena, e in concerto al Teatro Alla Scala
diretto da Lorenzo Viotti, mentre sono stati cancellati impegni importanti che lo avrebbero visto protagonista, tra l’altro, di concerti con le Orchestre della Scala e del Maggio Musicale dirette da Zubin Mehta.
La sua ampia attività, contrassegnata dal desiderio di esplorare la musica senza limitazioni, lo vede proporre programmi che spaziano dal repertorio classico a quello contemporaneo, proposto sia in concerto sia in numerose registrazioni in disco, dalle giovanili incisioni per EMI (Sonata in si minore di Liszt, Sonata op. 106 “Hammerklavier” di Beethoven, Sonata op. 58 e Preludi op. 28 di Chopin) fino alla festeggiatissima integrale live delle 32 Sonate di Beethoven (Stradivarius), mentre con Giuseppe Sinopoli e la Staatskapelle di Dresda ha inciso per Teldec due capolavori del ‘900 come Pierrot lunaire di Arnold Schönberg ed il Kammerkonzert di Alban Berg.
Appassionato camerista, collabora regolarmente con artisti di grande prestigio, numerose le registrazioni in duo con il violoncellista Mario Brunello tra le quali l’integrale dell’opera beethoveniana .
Negli ultimi anni Lucchesini si è immerso con entusiasmo nel repertorio schubertiano, a partire dalla registrazione degli Improvvisi, in un cd AVIE Records accolto dal plauso della critica internazionale; E’ iniziata nel 2018 la collaborazione con la casa tedesca AUDITE per la quale nel 2018 è uscito il primo disco del progetto : “Dialogues” con musiche di Berio e Scarlatti, Schubert e Widmann, che ha riscosso un notevole successo da parte della critica internazionale che gli ha attribuito numerosi riconoscimenti. Il secondo disco, Schubert Late Piano Works, ha già ottenuto 5 stelle dalle maggiori riviste del settore, tra le quali BBC Music Magazine, Fonoforum, Pizzicato, Ars Musique etc..
In ottobre 2020 è in uscita il terzo ed ultimo disco dedicato a Schubert.
Per BMG ha inciso il Concerto II “Echoing curves” di Luciano Berio sotto la direzione dell’Autore: questa
registrazione segna una delle tappe fondamentali di una stretta collaborazione con Berio, accanto al quale
Lucchesini vede nascere Sonata (l’ultimo ed impegnativo lavoro del compositore italiano per pianoforte solo), eseguita in prima mondiale nel 2001 e successivamente consegnata – con tutte le altre opere pianistiche di Berio – ad un disco AVIE Records divenuto rapidamente edizione di riferimento.
Altro autore a Lucchesini molto caro è Fabio Vacchi, del quale ha presentato al LAC di Lugano in prima mondiale la nuova Sonata per pianoforte a lui dedicata e nel maggio 2022 presenterà a Milano Musica le due nuove Sonate per pianoforte, commissionate dalla Fondazione Umberto Micheli.
Convinto che la trasmissione del sapere musicale alle giovani generazioni sia un dovere morale, Lucchesini si dedica con passione anche all’insegnamento, attualmente presso la Scuola di Musica di Fiesole , di cui è stato fino al 2016 direttore artistico. Tiene inoltre frequenti masterclass presso importanti istituzioni musicali italiane ed europee, tra cui l’Accademia di Musica di Pinerolo, il Mozarteum di Salisburgo, e dal 2008 è Accademico di S. Cecilia.
Dopo essere stato direttore artistico della Accademia Filarmonica Romana dal 2018 al 2021, è stato recentemente nominato direttore artistico degli Amici della Musica di Firenze a partire dalla stagione 2022-2023.

MARCELLO DI LISA

Marcello Di Lisa, clavicembalista e direttore, è il fondatore del Concerto de’ Cavalieri. Dopo il dottorato di ricerca in Filologia e Letterature greca e latina presso l’Università di Pisa e gli studi di composizione, si è dedicato all’attività concertistica ed è invitato in alcune delle principali istituzioni internazionali, tra cui Musikverein di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam, Elbphilharmonie di Amburgo, Filarmonica di Essen, Filarmonica di Colonia, Auditorio Nacional di Madrid, Palau di Barcellona, Herkulessaal di Monaco, Centro Cultural de Belém di Lisbona, Musikfest di Brema, Festival di Radio France, Festival di Ambronay, Rheingau Musik Festival.
Ha progettato e realizzato incisioni discografiche per Sony, tra cui in particolare una serie di album dedicati all’opera italiana del Settecento, con numerose prime registrazioni. Nell’ambito della ricerca musicologica, si dedica allo studio della musica romana del primo Settecento, con particolare attenzione alle partiture inedite di Alessandro Scarlatti.

CONCERTO DE’ CAVALIERI

Concerto de’ Cavalieri si è costituito a Pisa presso la Scuola Normale Superiore e si è in breve tempo affermato come una delle principali formazioni italiane nel campo della musica antica. È infatti presente nelle maggiori stagioni concertistiche internazionali e collabora con solisti quali Daniela Barcellona, Vivica Genaux, Ann Hallenberg, Kristina Hammarström, Sara Mingardo, Valer Sabadus, Andreas Scholl, Maurice Steger.
Incide per Sony. In particolare, nell’ambito di un’articolata attività discografica, è impegnato in un progetto pluriennale sull’opera barocca italiana (The Baroque Project), giunto al quinto volume. I primi quattro sono stati dedicati rispettivamente ad arie d’opera e concerti di Alessandro Scarlatti, Pergolesi, Vivaldi e Albinoni, con numerose prime registrazioni, e sono stati accolti con grande favore dalla critica. Con l’ultimo CD della serie, Concerto de’ Cavalieri è tornato ad Alessandro Scarlatti, registrando concerti grossi e sinfonie d’opera, di cui quattro in prima assoluta.

VIVICA GENAUX

Fin dal suo debutto nel ruolo di Isabella ne L’italiana in Algeri di Rossini, il pubblico e la critica di tutto il mondo sono stati entusiasti della voce agile e dell’intelligente abilità artistica della mezzosoprano Vivica Genaux. La sua carriera l’ha condotta dall’ultima frontiera d’America a molti dei teatri più prestigiosi del mondo, con acclamate interpretazioni dei principali ruoli del barocco e del bel canto.
Nel 2021, il percorso di Vivica comprende spettacoli in Austria, Belgio, Francia, Italia, Lituania, Polonia, Russia, Spagna e Svezia. Debutta nel ruolo protagonista dell’Argippo di Vivaldi e nella Juditha triumphans, ampliando il suo repertorio di Handel con rappresentazioni del ruolo principale in Tamerlano, del Disinganno ne Il trionfo del tempo e del disinganno e nella sua più tarda versione inglese. Presenta le prime esecuzioni di nuovi programmi come Capriccio: temi e variazioni e The Court of Dresden. Per il 2022 sono previsti numerosi spettacoli in Cina, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Svizzera e Stati Uniti.

EMANUELE DELUCCHI

Nato in Liguria nel 1987, Emanuele Delucchi vive e lavora a Milano. Si è formato con Canzio Bucciarelli a Genova, Riccardo Risaliti a Imola e Davide Cabassi a Bolzano, diplomandosi in pianoforte e composizione. In qualità di solista, con orchestra e in formazioni cameristiche, suona in Italia e all’estero, oltre a comporre e insegnare: la sua attività artistica ha meritato l’attenzione della critica nostrana (Luca Chierici, Luca Ciammarughi, Angelo Foletto) e straniera (Jeremy Nicholas, Jed Distler, tra gli altri). Ha pubblicato dischi con le etichette Toccata (Alkan/Vianna da Motta, con Vincenzo Maltempo), Piano Classics (Godowsky e Bach/D’Albert) e Dynamic (Beethoven/Drouet, con Fabio De Rosa). La sua registrazione integrale degli Studi sopra gli Studi di Chopin di Leopold Godowsky è stata accolta con entusiasmo dalla critica specializzata (Disco del Mese per «Classic Voice», «Gramophone», «Piano news»). È il primo italiano ad aver eseguito il Concerto per piano solo di Alkan (Lecce, 2009) e sua è la prima esecuzione in tempi moderni dell’op. 856 di Czerny (Milano, 2017). Dal 2015 insegna pianoforte e storia della musica presso la Scuola di Musica Cluster di Milano e nel febbraio 2020 a Padova gli viene conferito il Premio “Arrigo Boito”, per la sua attività artistica. Le sue composizioni sono edite dalla Map di Milano e dalla Da Vinci Publishing di Osaka.