20 \ giovedì 18 marzo \ h 21:00

auditorium di castel sant'elmo

ensemble nuovo contrappunto mario ancillotti susanna rigacci

ensemble nuovo contrappunto

un concerto dedicato al mondo incantato e naturalistico di Debussy e di Ravel: due compositori posti continuamente a confronto nel tentativo di scoprirne affinità e differenze, due mondi che sublimano la modernità musicale francese, due universi sonori che si rivelano all’ascolto di alcune tra le pagine più significative dei rispettivi cataloghi. Da un lato, il brano che apre l’era della musica moderna, il Prélude à l’après-midi d’un faune, la sensualità e la purezza del mito di Syrinx e lo sguardo retrospettivo sul Settecento francese nella Sonata per flauto, viola e arpa; dall’altro, le suggestioni sonore, la sperimentazione e la ricerca di Trois Poèmes de Stéphane Mallarmé e Chansons madécasses, fondamentali contributi al genere della mélodie, e la valorizzazione solistica dell’arpa con Introduction et Allégro.

programma

Claude Debussy (1862 - 1918)
prélude à l'après-midi d'un faune
Claude Debussy (1862 - 1918)
"Syrinx"
Claude Debussy (1862 - 1918)
Sonata per flauto e arpa
Maurice Ravel (1875 - 1937)
Trois Poèmes de Stéphane Mallarmé
Maurice Ravel (1875 - 1937)
Chansons madécasses
Maurice Ravel (1875 - 1937)
Introduction et allegro

le musiche

Claude Debussy (1862 - 1918)
prélude à l'après-midi d'un faune

Primo capolavoro orchestrale di Claude Debussy, il Prélude à l’après-midi d’un faune viene considerato, in virtù delle novità formali e delle intuizioni armonico-timbriche, la composizione che apre l’era della musica moderna.
Debussy, affascinato fin dall’adolescenza dalla poesia di Stéphane Mallarmé, nel 1892 decise di affrontarla musicalmente, realizzando delle musiche di scena per la rappresentazione o la lettura dell’egloga L’après-midi d’un faune (1876), manifesto della nuova stagione post-baudleriana del simbolismo francese. Protagonista della lirica è un fauno (antica divinità pastorale sovente associata al greco Pan) che in un afoso pomeriggio si interroga sull’incontro con due ninfe che ha tentato di far sue e che, invece, sono fuggite; si libra nell’aria il loro tenue incarnato e il fauno inizia a dubitare della loro stessa esistenza, temendo di aver amato un sogno, un’illusione dei sensi.
Il Prélude, che in origine doveva costituire la prima parte di un trittico, fu portato a termine nel 1894. Il fluire delle suggestioni sonore si articola in una costruzione formale che, pur richiamando varie tipologie “tradizionali” (lied, sonata, variazioni) non risulta pienamente riconducibile ad alcuna di esse. La trasognata melopea del flauto faunesco si snoda lentamente fino ai ritmi sempre più inquieti che nella parte centrale animano il dilatarsi del discorso musicale, cui segue la ripresa del tema iniziale in un clima che si distende progressivamente portando la materia sonora ad estinguersi lentamente. Senza indugiare in un banale ed esteriore descrittivismo, Debussy diventa magistrale interprete della tendenza alla “evocazione” propria dei poeti simbolisti e del loro anelito al suono come valore assoluto, tanto che lo stesso Mallarmé scrisse al compositore: «L’illustrazione che voi avete fatto dell’Après-midi d’un faune non presenta nessuna dissonanza col mio testo, se non per il fatto che riesce ad andare realmente più lontano, nella nostalgia e nella luce, con finezza, con inquietudine, con ricchezza».
Tra le numerose trascrizioni che fecero seguito al trionfale successo del Prélude, un posto di sicuro rilievo, sia per la riuscita sia per il contesto culturale, è occupato da quella realizzata da Benno Sachs per il Verein für Private Aufführungen (Associazione per esecuzioni musicali private), fondato nel 1918 a Vienna da Schönberg e dal suo entourage per promuovere la musica contemporanea sia eseguendo nuovi lavori sia favorendo la fruizione di opere sinfoniche con trascrizioni per ensemble dall’organico ridotto.
Stefano Innamorati

riproduzione vietata

Claude Debussy (1862 - 1918)
"Syrinx"

Divenuto celebre con il titolo Syrinx, attribuitogli in occasione della pubblicazione postuma (1927), il brano rappresenta un pezzo d’obbligo nel repertorio di ogni flautista. Il mito di Syrinx, raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi, è il mito della nascita stessa del flauto: la ninfa Siringa, per sfuggire agli assalti di Pan, innamoratosi di lei, giunse fino alla sponda del fiume Ladone, dove, vedendosi raggiunta, invocò l’aiuto delle Naiadi perché le mutassero forma; Pan, credendo di averla raggiunta, si trovò invece davanti ad un fascio di canne palustri che mosse dal vento producevano un suono delicato simile ad un lamento, e il dio, incantato dalla dolcezza di quella musica, per poter parlare ancora con la ninfa, saldò fra loro con la cera alcune canne diseguali, mantenendo allo strumento il nome dell’amata.
Articolata in tre sezioni, con una linea ampia e sinuosa costruita sull’accostamento di brevi figure reiterate, la composizione racchiude nella sua brevità un’enorme forza di seduzione e un eccezionale potere evocativo.
Stefano Innamorati

riproduzione vietata

Claude Debussy (1862 - 1918)
Sonata per flauto e arpa

Nell’estate del 1915, dopo un periodo di forte depressione, Debussy riprende a comporre con rinnovato fervore, animato da uno slancio creativo che numerosi critici hanno interpretato come una reazione sciovinistica al senso di prostrazione causato dagli eventi bellici. Il compositore, infatti, si dedica a un progetto ben preciso di musica “pura”, una serie di Sei sonate per diversi strumenti, dove il richiamo al genere della sonata è da intendersi nel significato originario di brano con destinazione strumentale, con l’intenzione di recuperare la tradizione pre-classica francese, in particolare di Couperin e Rameau, da contrapporre ai modelli passati e presenti di matrice germanica. Tuttavia, già provato dalla malattia, Debussy riuscirà a portarne a compimento soltanto la metà.
Terminata nell’ottobre del 1915, la Sonata per flauto, viola e arpa fu definita dallo stesso compositore «spaventosamente malinconica». Il primo movimento (Pastorale) presenta sonorità sospese e trame strumentali che creano effetti timbrici di rara suggestione, mentre il secondo (Interlude. Tempo di Minuetto) assume i tratti di una nostalgica rievocazione del Settecento francese che lascia spazio, nel Final, ad una straordinaria varietà di effetti armonico-timbrici combinati con superba maestria e raffinatezza.
 

Maurice Ravel (1875 - 1937)
Trois Poèmes de Stéphane Mallarmé

Un affascinante quanto casuale luogo d’incontro tra Debussy e Maurice Ravel è rappresentato dalla poesia di Mallarmé. Nel 1913, infatti, entrambi i musicisti, all’insaputa reciproca, musicarono tre liriche del grande simbolista (le prime due addirittura identiche) apponendo alle rispettive raccolte il medesimo titolo: Trois Poèmes de Stéphane Mallarmé. Al riguardo Debussy affermò che si era trattato di «un fenomeno di autosuggestione da comunicare all’Accademia di Medicina». Tuttavia, sembra oggi acclarato che il primo a lavorare al progetto fu Ravel, suggestionato dal racconto di Stravinskij a proposito del rivoluzionario Pierrot lunaire di Schönberg, ascoltato a Berlino pochi mesi prima. In un’intervista del 1931, infatti, Ravel dichiarò: «Sono diventato allievo di Schönberg per scrivere i miei Poèmes de Mallarmé». L’intento artistico del musicista è chiaramente espresso nella sua Esquisse autobiographique (1931): «Ho voluto trasporre in musica la poesia di Mallarmé. E in particolare la ricercatezza ricca di profondità così tipica di questo poeta». Attratto dalle possibilità espressive fornite dall’impiego del complesso cameristico nel genere della mélodie, il musicista scelse per la sua composizione un organico simile a quello utilizzato da Schönberg in Pierrot lunaire e da Stravinskij in Trois Poésies de la lyrique japonaise: voce, pianoforte, quartetto d’archi, due flauti e due clarinetti.
Teso alla costante ricerca di nuove strutture sintattiche e ricorrendo ad un’estrema tensione dei rapporti armonico-timbrici, ora dispiegando il canto con traiettorie direzionali (Soupir) o rendendolo parte integrante del tessuto polifonico alla pari con gli strumenti (Placet futile), ora relegandolo in una quasi totale estraneità (Surgi de la croupe et du bond), Ravel si spinge fino all’esasperazione dei procedimenti ermetici di natura sia musicale che letteraria.
Stefano Innamorati

riproduzione vietata

Maurice Ravel (1875 - 1937)
Chansons madécasses

Tale esasperata ricerca viene successivamente superata nelle Chansons madécasses (1925-1926), tratte dall’omonima raccolta di poemi in prosa del letterato settecentesco Evariste Désiré Parny de Forges che immagina di riferire i racconti degli indigeni del Madagascar. L’insolito organico (voce, pianoforte, flauto e violoncello), espressamente richiesto dalla committente Elizabeth Sprague Coolidge, spinse Ravel a modellare la composizione in base a una concezione cameristica, come spiega egli stesso nell’Esquisse autobiographique: «Le Chansons madécasses mi sembrano portatrici di un elemento nuovo, drammatico – erotico persino, introdottovi dallo stesso soggetto delle canzoni di Parny. È una specie di quartetto in cui la voce riveste il ruolo di strumento principale. Vi domina la semplicità. Vi si afferma l’indipendenza delle parti […]». La prima lirica, in cui si canta l’amore per la bella Nahandove, è una delle pagine più audaci e sensuali dell’intero catalogo raveliano. La seconda (Aoua!), invece, che si apre con un grido di guerra, narra la rivolta e lo sterminio dei bianchi che cercarono di imporre ai malgasci prima i loro costumi, poi la schiavitù. Nella terza lirica (Il est doux) ritorna il tema dell’esaltazione dei piaceri, stavolta identificati nella semplice dolcezza di vivere tra riposo, canto e danza.

Stefano Innamorati

riproduzione vietata

Maurice Ravel (1875 - 1937)
Introduction et allegro

Deliziosa pagina d’occasione, invece, è l’Introduction et Allégro, brano composto nel giugno 1905 su commissione di Albert Blondel, direttore della fabbrica di strumenti Érard, nell’intento di promuovere le caratteristiche tecniche e le risorse espressive dell’arpa cromatica, di recente costruzione. Dal punto di vista formale la composizione si presenta simile ad un primo tempo di concerto; l’organico cameristico, formato da flauto, clarinetto e quartetto d’archi, viene trattato alla stregua di un’orchestra in miniatura, esaltando il ruolo solistico dell’arpa e valorizzandone l’aspetto brillante e virtuosistico.

Stefano Innamorati
riproduzione vietata